Ci son giornate.
Ci son giornate che ti tagliano le gambe e non gli ci vuole nemmeno molto.
Ultima ora della mattinata: IIB meccanici. Attraverso il cortile per andare nell'edificio di fronte e per farlo passo davanti a metà classe. L'intervallo è finito e loro dovrebbero essere già in aula.
Dovrebbero almeno precipitarsi là vedendomi arrivare.
Calma.
Precipitarsi è una parola grossa.
Dovrebbero almeno avviarsi precedendomi.
Potrebbero anche solo seguirmi.
Invece non si muovono.
Continuano tranquillamente a chiacchierareberefumare come se non mi avessero visto.
In classe ne trovo presenti due. Mi siedo, comincio il rito assurdo della firma del registro e faccio pure un errore. Le sentirò dalla segreteria. Intanto il responsabile della sicurezza è andato a raccattare i ragazzi. Arrivano alla spicciolata e ricevono in consegna il testo di una verifica che potrebbero svolgere a occhi chiusi appesi ad un lampadario, ma che alcuni riusciranno comunque a sbagliare. Poco importa, dovrò comunque dar loro la sufficienza.
I soliti due cominciano la consueta pantomima. Lo scopo è provocarmi e io non intendo dar loro soddisfazione. Uno si attacca al telefono e parla ad alta voce. Posso anche sentire il suo interlocutore rispondere. Volano poi alcune bestemmie. ma è un volo pacato a mio esclusivo beneficio. Io ignoro il tutto per un preciso motivo. Ho già impegnato due o tre lezioni a discutere di quelle che io chiamo "questioni di lana caprina". Perché non vogliamo che in classe si usi il telefono, si mangi o si bestemmi (ecc. ecc.) . Si discute e non si cava un ragno dal buco perché l'unica cosa che vorrebbero è fare esattamente sempre quello che gli pare. Di certo finisce che si saltano ore e in fondo il loro scopo è quello.
La cosa ridicola è che sono forse solo tre che tengono in scacco tutta la classe. Avete presente la storia delle mele marce che fanno marcire tutto il cesto? Una cosa così. Questo dopo un anno scolastico, quello scorso, passato a cercare di motivarli, capirli, conquistarli.
Chi mi conosce si è fatto abbondantemente un'idea del tipo di insegnante che sono, ma per chi giunge qui solo ora dirò che ho sempre cercato di escogitare nuove strategie per i miei ragazzi che, mediamente, sono più "disperati" degli altri. Ci manca solo il doppio salto mortale carpiato con avvitamento. La realtà è che con alcuni di loro non funziona niente di quello che faccio. O magari funzionerebbe anche ( a volte li vedo tentati di seguire me e gli altri) ma fare "i cazzoni" (perdonate la crudezza del termine) è di gran lunga più divertente.
Io penso una cosa: è dovere degli insegnanti tendere la mano. Io personalmente la mano la tendo anche dieci volte. Loro responsabilità e scelta è afferrarla. Questo se credete, come me, che esista qualcosa chamata "responsabilità individuale", naturalmente.
Ho sempre apprezzato un allievo capace di un intelligente contraddittorio con me. Le critiche non mi spaventano, sono le provocazioni fine a se stesse ad esaspermi.
Suona il campanello liberatore. Se ne vanno. Alcuni mi salutano. I cazzoni no. Io scendo lentamente le scale trascinando il registro malamente compilato. Devo trascorrere con loro 45 ore. Non ne ho fatte nemmeno dieci. Un incubo. Come ho già scritto in un post precedente, armi contro queste situazioni non ne abbiamo. Magari convocheremo i genitori di quei tre chiedendo collaborazione riguardo a cellulari, bestemmie, ritardi. Servirà? Non credo. A volte vedi i genitori e capisci perché i figli sono così.
Lasciate che vi dica una cosa anche se probabilmente non vi piacerà. Io normalmente mi affeziono ai miei allievi e molto, compresi quelli che qualche volta mi fanno arrabbiare (i simpatici pirati, come li chiamo io). Ma quelli che pensano di essere loro molto furbi e tu un zerbino su cui pulirsi i piedi (e che sono poi gli stessi che tormentano i più deboli, cosa che mi fa inviperire) quelli non vedo l'ora che se ne vadano. Dopo di ché sarà mia cura cancellare accuratamente ogni ricordo che li riguarda. Adesso però me li devo tenere, sopportarli, correggere i loro compiti, fingere di non sentirli.
Adesso capite perché voglio cambiare mestiere?
