giovedì, 14 giugno 2007

Scoperte

E' di Norman MacCaig, uno dei più importanti poeti scozzesi contemporanei. Mi piace e ve la propongo.

Doni
di Norman MacCaig

Ti ho dato un vuoto,
ti ho dato la pienezza,
scartali con cura
- l'uno è fragile come l'altro -
e quando mi ringrazierai
fingerò di non cogliere il dubbio nelle tue parole
quando dirai che erano proprio ciò che desideravi.

Mettili sul tavolino accanto al letto.
Al mattino, al tuo risveglio,
attraverso la porta del sonno saranno passati
nella tua testa. Ovunque andrai
verranno con te e
ovunque sarai ti stupirai
sorridendo per la pienezza
che non puoi aumentare e per il vuoto
che non puoi riempire.
 

Letta questa ho fatto una ricerca su internet e ne ho trovate altre, tra cui questa.

Norman MacCaig

NON C’È SCELTA  

Penso a te

nei vari modi in cui la pioggia scende.

(sempre di più, con l’età,

odio le metafore – la loro rigidità

la loro inadeguatezza.)

A volte questi pensieri sono

pioggerellina, appena percettibile, niente

di più leggero:

a volte uno scroscio battente, una

solerte pulizia primaverile della mente:

a volte, un terribile temporale.

Sempre di più, con l’età,

odio le metafore,

amo la leggerezza,

temo i temporali.

 

(Traduzione di Andrea Sirotti)

 

L’originale in inglese:

 

NO CHOICE

 

I think about you

In as many ways as rain comes.

(I am growing, as I get older,

to hate metaphors – their exactness

and their inadequacy.)

Sometimes these thoughts are

a moistness, hardly falling, than which

nothing is more gentle:

sometimes, a rattling shower, a

bustling Spring-cleaning of the mind:

sometimes, a drowning downpour.

I am growing, as I get older,

to hate metaphors,

to love gentleness,

to fear downpours.

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categoria:parole
martedì, 06 marzo 2007

Parole  e compleanni

 

Oggi questo blog compie un anno.

Credo sia la dimostrazione di quel che a volte si dice e cioè che le cose più straordinarie accadono quando non ti aspetti nulla.

Di questo devo ringraziare innanzitutto gli amici di lunga data. Quelli che un anno fa mi hanno scoperto e presentato in giro. Poi gli amici più “nuovi” e tutti quelli che passano di qui solo una volta ogni tanto.

GRAZIE DI CUORE.

Dico sul serio.

Detto questo e premesso che:

a)     continuo a tenermi ben stretta la mia vena di follia

b)    cuor contento il ciel l’aiuta

Propongo a chi passa e ne ha voglia, di lasciare un commento, anche surreale ed insensato, che contenga una o più dei seguenti termini liberamente tratti dalla mia personale lista di “parole che mi fanno ridere” (mi fanno ridere indipendentemente dal significato).

Eccone alcune:

 

Piccozza

Pingue/pinguedine

Pattume

Ciarpame

Becchime

Paccottiglia

Camino

Berciare

Lestofante

Manigoldo

Libercolo

Ciurma

Truppa

Opercolo

Tripudio

Trapunta

Nipote

Implume

Trappola

Topo muschiato

Imberbe

Trotterellare

carponi

 

Chi vuole può, in alternativa, elencare le sue parole esilaranti. (Ma se volete anche solo salutare o abbracciarmi, va bene lo stesso. Io vado  matta per gli abbracci!). 

postato da: Ihadadream alle ore 08:16 | Permalink | commenti (25)
categoria:parole
lunedì, 27 novembre 2006

Minisfogo simil poetico.

Non so voi,
ma io sono
stufa marcia
di sentir
rispondere
soprattutto
in tv:

(aria compiaciuta/frivola/compunta/saccente)
assolutamente sì
assolutamente no

Ci saranno
pure
delle alternative,
santi numi.

postato da: Ihadadream alle ore 13:01 | Permalink | commenti (27)
categoria:parole, amenità
lunedì, 25 settembre 2006

Parolegreen%20tree%20frog%20on%20finger

Quando sono molto stanca, come oggi per esempio, per rendere l'idea del mio stato dico che sono "cotta come una rana".  E' una mia personale variazione dell'espressione, che ho udito da più persone, "fatto come una rana", il cui significato non ha bisogno di essere spiegato.
Quanto alla parola "cotto" l'ho mutuata dal sardo "cottu", termine con cui si indica un individuo in stato di estrema ubriachezza, almeno dalle parti che conosco io.
L'associazione di idee ci sta tutta perchè quando sono stanca, mooolto stanca, io mi trovo in uno stato molto simile ad una leggera ebbrezza: allentamento dei freni inibitori, sensazione che il cervello navighi beato nella scatola cranica, ridarella.
C'è da dire che io sono astemia. Il vino, ahimé, non mi piace e l'unica semi sbornia che posso ricordare è relativa ad una notte di Natale in cui io e il mio fratello più grande abbiamo tirato tardi bevendo Porto e raccontandoci cose mai dette prima. Il giorno dopo, un gran mal di testa.
Quando sono stancastanca  invece è una meraviglia. Una volta superato il momento critico in cui potrei addormentarmi di schianto, subentra una leggera euforia che scioglie la lingua e mi fa scoppiare a ridere per un nonnulla. E non ci sono effetti collaterali. 
 Cosa c'entri la rana in tutto questo, Dio solo lo sa. Mi sembra una animaletto dall'aria piuttosto sussiegosa, per nulla incline ad eccessi. Semplicemente mi piace l'espressione in sè. Il suono delle parole. "Rana" fa parte del mio personale elenco di parole che mi fanno ridere insieme a "picozza", e "pinguedine", tanto per citarne due.

Ora, considerato che questo post è stato concepito e scritto in uno stato molto vicino all'estrema stanchezza (3-4 ore di sonno stanotte) non meravigliatevi come prima cosa del suo risibile contenuto e in secondo luogo dell'invito (che potete bellamente ignorare) a lasciare un vostro personale modo di dire, una vostra peculiare similitudine o un  piccolo elenco di parole che vi fanno scompisciare.

Io vado a dormire.

postato da: Ihadadream alle ore 13:53 | Permalink | commenti (21)
categoria:parole
sabato, 18 marzo 2006

Turpiloquio alternativo

Sto conducendo una personale battaglia contro le parolacce. Le mie s'intende.
Quando ero una ragazzina consideravo gli epiteti "scemo" e "cretino" troppo violenti. L'unico insulto che mi permettevo era "sciocco", pronunciato con maggiore o minore veemenza a seconda dei casi. Successivamente, grosso modo intorno ai vent'anni,  introdussi nel mio turpiloquio: stupido, scemo, cretino, idiota e imbecille,  compiendo quella che mi sembrava già  una discreta trasgressione.
Non so come e quando cominciò a farsi strada tra le mie parole quella di  cinque lettere (con due zeta). Non fu una scelta cosciente. Un bel giorno me la ritrovai lì a sostituire un più innocente "cavolo" e siccome sembrava più decisa ed efficace di quella, finì col prenderne il posto.
L'espressione "non rompermi le scatole" con tutte le possibili variazioni riferite a scatole più o meno piene, mi apparve da un giorno all'altro piatta e inefficace. Senza pensarci troppo, la sostituii con la nota variante che allude, come tante, a organi genitali maschili che, di volta in volta, si riempiono, cadono, si rompono. L'abitudine fece il resto.
In questi ultimi tempi sono tornata a riflettere sul mio linguaggio e ho pensato che un'operazione di pulizia non farebbe male. Avendo  il turpiloquio terminato la  "funzione liberatoria" dei primi momenti, credo sia opportuno che io diventi più leggiadra e creativa anche nelle parolacce. (Con qualche concessione al quando ce vo'  ce vo')
Ho deciso di tenermi, come esclamazioni: porca trota e, per ragioni sentimentali, merda secca (imparato da un film molto amato, Soldato blu).
Ho coinvolto anche i miei sboccati ragazzi e ragazze a cercare, almeno in classe, di adottare esclamazioni più fantasiose e meno volgari.  

Nel frattempo mi sono data la briga di consultare il dizionario dei sinonimi e dei contrari e ho avuto un mucchio di suggerimenti. Ecco quello che ho trovato nell'ambito degli insulti (in grassetto i miei preferiti):

scellerato, mascalzone, carogna, farabutto, cialtrone, furfante, manigoldo,ribaldo, mariolo, canaglia, delinquente, furfante, lestofante, filibustiere, briccone, teppista, malfattore, gaglioffo, maramaldomalandrino,losco o tristo (figuro), pirata, predone, bandito, brigante ecc.

Per rimarcare manchevolezze nell'intelligenza di qualcuno, il suddetto ineffabile dizionario, oltre ai titoli più noti, propone:

scimunito, stolto, tonto, balordo, babbeo, ebete, scervellato, insensato, grullo, beota, citrullo,rapa, bischero, bietolone, ecc

Il passo successivo è inventare nuovi e più efficaci epiteti senza coinvolgere la sfera genitale o il mestiere più antico del mondo. (Tempo fa mia sorella e io coniammo "sporca frittata"  e "putridume". )
Ogni contributo a questa nobile causa sarà più che benvenuto.

postato da: Ihadadream alle ore 11:21 | Permalink | commenti (23)
categoria:parole