Ancora da “Lettere dello scoiattolo alla formica” di Toon Tellegen
Il grillo scrisse su un foglio:
Sono via
L’appese sulla porta e se ne andò.
Tornò appena in tempo per vedere il foglio prendere il volo.
“Che strano” pensò “Allora sono stato via per davvero” Ma non sapeva dov’era stato.
Allora scrisse:
Vado a fare un giro nel deserto.
E se ne andò a fare un giro fino al centro del deserto.
“Che strano! Che strano!” pensò.
Quando tornò, poco tempo dopo, rifletté profondamente e poi scrisse:
Qui c’è un’enorme torta.
Ed eccolo seduto davanti a un’enorme torta.
“Allora tutto quello che scrivo succede per davvero” pensò, e aprì la bocca: Ma prima di aver potuto dare un morso alla torta, un tale di passaggio (che somigliava spiccicato all’orso) si era già pappato tutta la torta.
Allora il grillo scrisse:
Soltanto io, il grillo,
mi mangerò tutta la torta
che ho davanti.
E per sicurezza ci scrisse sotto:
E nessun altro.
E si mangiò da solo tutta la torta che all’improvviso gli era apparsa davanti. Ma mangiare da soli non è molto divertente, e per giunta la torta non era tanto buona. “Ora non ho più voglia di niente” pensò. Non riusciva a ricordare di averlo mai pensato prima.
Guardando in terra con aria cupa, pensò “L’unica cosa che mi resta da fare è cantare”. E si mise a cantare. Ma era un canto stonato e triste.
Rifletté per un po’ e poi scrisse:
Il mio canto è sempre intonato e avvincente.
E cantò sempre intonato e avvincente per tutto il giorno, senza mai smettere.
Verso sera era stanco morto, e ormai il suo canto assomigliava piuttosto a un lamento. Comunque sempre intonato e avvincente.
Allora il grillo scrisse che non avrebbe più scritto lettere, né le avrebbe più appese alla porta.
“Le lettere sono pericolose” pensò. Vedeva nei suoi pensieri tante lettere che gli si avventavano addosso: lettere cornute, lettere coperte di aculei, lettere dai denti taglienti. Impaurito, il grillo si rifugiò in un angolo della casa.
“Ma questo lo penso soltanto!” esclamò. “Non lo scrivo!”
Allora tutte quelle lettere sparirono dai suoi pensieri, e lui si trovò solo.
Zitto zitto, al lume della luna, si fece una torta, piccola ma amabile, e se la mangiò con lentezza e concentrazione.










