giovedì, 06 luglio 2006

Di trama in trama

Oggi qui piove. Voglia di far qualcosa zero. Pensieri nella testa pochi e sonnacchiosi. Tra questi, uno si è fatto strada senza alcuna difficoltà e questo ovviamente non significa che sia una genialata.
Avendo qualcuno fatto notare che l'incipit di mia modestissima creazione ospitato più sotto si presta a diverse continuazioni, mi chiedo se abbiate voglia e tempo da perdere per azzardare brevissimamente una trama.
Vogliate credere che non è un modo per sfruttare le idee altrui e farne il libro del secolo. Non ho né il fegato, né le energie, né la disciplina necessaria (lasciamo stare poi il talento) per scrivere nemmeno il libro del giorno.
Consideratelo un giochino da giorno di pioggia o da caldo pomeriggio, se siete al sole.  Sono ammessi tutti i generi. Dal poliziesco al demenziale.

Se riporto nuovamente il mio incipit qui non è per smodato protagonismo, ma per evitarvi di andare a rileggerlo più sotto.

C’è gente che muore senza far rumore.

Se i loro corpi evaporassero con abiti, effetti personali e tutto, forse si perderebbe traccia della loro esistenza. Per lo più sono vecchi. Senza più un’anima che ne reclami la compagnia. Soli.

Questo lo abbiamo trovato su una panchina del parco. Seduto composto, le mani in grembo, la testa appena reclinata sul petto. Come se dormisse, si dice sempre così, no? Era un vecchio ossuto con i capelli bianchi ancora folti e le sopracciglia cespugliose. Lo abbiamo sollevato e deposto sulla lettiga. Pesava quanto un ramoscello secco. Gli abbiamo composto le mani sul petto, così per una parvenza di dignità. Lo facciamo sempre, anche se poi ci sarà l’autopsia. E’ stato allora che ce ne siamo accorti. La sinistra era chiusa ostinatamente attorno a qualcosa. L’abbiamo aperta piano, un dito dopo l’altro finché sul palmo aperto non è apparso un bottone di madreperla azzurro ancora cucito ad piccolo brandello di seta dello stesso colore. Quel che restava di un vestito da donna. 

 

postato da: Ihadadream alle ore 14:41 | Permalink | commenti (16)
categoria:giochi di scrittura
domenica, 02 luglio 2006
Incipit n.2
Recentemente mi è ricapitato tra le mani un libro letto anni fa dal titolo A occhi chiusi. L’autrice è Kaye Gibbons, un’americana del North Carolina, classe 1960. Avevo già apprezzato altri due suoi romanzi, Una donna virtuosa e Un rimedio per i sogni, quest’ultimo forse il mio preferito.
A occhi chiusi (vado saccheggiando dal risvolto di copertina del libro che è edito da Baldini e Castoldi)) è un duplice ritratto di madre e figlia ambientato in una cittadina del North Carolina. Una madre sempre in bilico tra profonda depressione e incontrollabile euforia, tendenze suicide e vortici di iniziative subito piantate a metà. Faticosamente inseguita da un marito paziente e un suocero cedevole ai suoi capricci.
Una figlia costretta a crescere troppo in fretta, ma incapace di smettere di sognare una mamma che, come nei film, venga a rimboccarle le coperte raccontandole una favola.
Il tutto raccontato con grande lucidità, senza mai cedere al rancore o al sentimentalismo.
L’incipit mi piace e ve lo propongo.
 
Se avessi saputo che per otto lunedì consecutivi mia madre era stata sottoposta a elettroshock mentre mi vestivo per andare a scuola, non credo che sarei riuscita ad abbottonarmi la camicetta, ad allacciarmi le scarpe o a ritrovare i quaderni. Mi immagino intenta ad armeggiare con il bottone automatico della gonna, nel tentativo di unire le due parti, girando su me stessa come un gatto che si morde la coda. Avevo dodici anni, ritenuta troppo giovane per essere informata di quanto le accadeva, e in effetti troppo ingenua per nutrire il minimo sospetto.
C’era una strana forza nella sua guarigione che da bambina non riuscivo a comprendere, proprio come oggi, non sono in grado di afferrare la vastità dell’universo, il numero delle stelle che lo compongono, il calore del sole o la velocità della luce. Non arrivavo a immaginare come una donna così gravemente malata potesse ristabilirsi.
 
Chi segue questo blog di tanto in tanto forse sa che l’idea che accompagna i post sugli incipit è quello di invitare chi lo desidera a postare un incipit di suo gradimento o di scriverne uno che contenga una certa parola. Quella di oggi, che estrapolo dal brano di cui sopra, è bottone (ammesso anche il plurale).
Grazie a chiunque vorrà cimentarsi.
Nel frattempo, questo (niente di che) è il mio.
 
C’è gente che muore senza far rumore.
Se i loro corpi evaporassero con abiti, effetti personali e tutto, forse si perderebbe traccia della loro esistenza. Per lo più sono vecchi. Senza più un’anima che ne reclami la compagnia. Soli.
Questo lo abbiamo trovato su una panchina del parco. Seduto composto, le mani in grembo, la testa appena reclinata sul petto. Come se dormisse, si dice sempre così, no? Era un vecchio ossuto con i capelli bianchi ancora folti e le sopracciglia cespugliose. Lo abbiamo sollevato e deposto sulla lettiga. Pesava quanto un ramoscello secco. Gli abbiamo composto le mani sul petto, così per una parvenza di dignità. Lo facciamo sempre, anche se poi ci sarà l’autopsia. E’ stato allora che ce ne siamo accorti. La sinistra era chiusa ostinatamente attorno a qualcosa. L’abbiamo aperta piano, un dito dopo l’altro finché sul palmo aperto non è apparso un bottone di madreperla azzurro ancora cucito ad piccolo brandello di seta dello stesso colore. Quel che restava di un vestito da donna.  
postato da: Ihadadream alle ore 12:36 | Permalink | commenti (27)
categoria:giochi di scrittura
mercoledì, 10 maggio 2006

Incipit. Della serie: "giochi di scrittura".

Leggere il paragrafo di inizio di un romanzo fa parte del mio personale rito della scelta di un libro. Del resto ho già detto del fascino che gli incominci e i ricominci esercitano su di me, quindi non serve aggiungere altro.

Mi piacerebbe invece inaugurare oggi  una "rubrica" di incipit letterari abbinata ad un esercizio-gioco di scrittura creativa.

Funziona così. Ogni tanto proporrò un incipit che mi piace. I naviganti di passaggio potranno, se lo desiderano, lasciare un  incipit famoso di loro gradimento o, in alternativa, scriverne uno di loro pugno contenente la parola da me scelta quel giorno. Il tutto un po' per far venir voglia di leggere il seguito di un libro amato, un po' per giocare.

(A questo proposito esiste un sito bellissimo dedicato solo agli incipit: www.incipitario.com)

Pronti, attenti, via.

Uno dei miei eroi letterari è Arto Paasilinna, autore finlandese i cui romanzi è riduttivo definire irresistibili. Non sono brava a scrivere recensioni. In giro per il web ce ne sono molte. Vi dico solo che i suoi romanzi mescolano sapientemente fantasia, mito, ironia (a piene mani) e tragedia. Sono storie spesso on the road,  avventure quasi surreali che contengono però anche temi impegnativi come la morte, la malattia, la fine del mondo, trattati con leggerezza e humor.

Qui trovate due recensioni:

http://www.railibro.rai.it/stampa.asp?tb=2&id=197
http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_paasilinna.htm

Qui un'intervista con l'autore:

http://www.cafeletterario.it/interviste/paasilinna.html

L'incipit di oggi è tratto da "Lo smemorato di Tapiola"  di Arto Paasilinna edito da Iperborea.

La Finlandia intera entrava nella stagione estiva. Le acque si erano liberate, gli umani risvegliati. Il sole splendeva raggiante, una brezza leggera turbinava nell'aria. Dalle parti di Lestijärvi, in campagna, una madre di famiglia sfornava brioches alla cannella, a Kokkola, sulla costa, un automobilista ubriaco provocava un incidente mortale. Insomma, era cominciata l'estate. 

La sfida di oggi consiste nello scrivere un incipit che contenga la parola "becchime". 

Intanto (velocemente) ci provo io:

Lo ucciderò. Ho deciso. Sono stanca dei suoi gesti studiati. Della cura maniacale con cui ripiega il tovagliolo. Della lentezza esasperata con cui raccoglie con un dito umido le briciole dal tavolo. Come un pollo meticoloso che non vuole veder sprecato neanche un granello del suo prezioso becchime. Lo ucciderò mentre conta i soldi che mi lascia per la spesa, forse. Gli pianterò nel petto questo coltello da cucina con il manico d'osso  e starò a guardare la vita sfuggirgli piano dalla bocca aperta.

Grazie anticipate a chiunque vorrà lasciare un incipit "famoso" o  cimentarsi nel gioco.

postato da: Ihadadream alle ore 13:53 | Permalink | commenti (38)
categoria:giochi di scrittura
giovedì, 27 aprile 2006

Inizi

Sono affascinata dagli inizi. Ancora di più dalle storie di chi ricomincia.
C'è racchiusa un'enorme energia nell'atto sacro del ricominciare, magari con i "logori arnesi" di cui parla Kipling. Sono un'attenta ascoltatrice delle storie di chi ,vuoi  improvvisamente vuoi dopo lunghe meditazioni, cambia strada, si reinventa una vita. Ascolto e provo l'invidia buona di chi vorrebbe avere maturato lo stesso coraggio o avere avuto in dono la stessa opportunità, ma ugualmente augura ogni bene. E sono grata di ricevere un po' di quell'energia, un po' di quell'entusiasmo.

Ogni inizio racchiude una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta.  Dice Hesse.
E' vero, c'è magia negli inizi, per quanto trepidante e ignoto sia il primo passo. Conosco persone che hanno lasciato lavori sicuri per vivere di una passione. Altri che si sono trasferiti,  per amore o per lavoro, aldilà dell'oceano. Gente che ha ricevuto un'occasione inaspettata quando sembrava che la vita non avesse più nulla di entusiasmante da offrire. Mi riferisco in particolare alla mamma più che settantenne di un amico che è volata al Cairo ad insegnare italiano in una scuola ed è felice come una pasqua.
Quando sento storie come questa mi rallegro perché mi fanno pensare che prima o poi magari capiterà anche a me l'opportunità bella di cambiare, sotto qualche aspetto, vita. Che so, avrò la parte che sogno, o forse mi capiterà tra capo e collo la casa in campagna che vorrei, per viverci con il mio compagno e i miei animali. Cose così ne potrei immaginare un mucchio. Nel frattempo, senza starci ad almanaccare troppo, cerco di collezionare buoni inizi di giornata e altrettanti buoni proseguimenti perché ho quel filo di saggezza sufficiente per sapere che, tra gli inizi e le fini, c'è da occuparsi e bene di quel che ci sta in mezzo...

Anche quel che  sta in mezzo però, a pensarci con attenzione, è costellato di piccoli "ricominci" ,che è parola che non si dice, ma pazienza, rende l'idea. Si ricomincia dopo un'arrabbiatura,  un riposino, un pasto, una delusione, una pausa caffé, un errore. Ce n'è di cose che fanno ricominciare in minuscoli piccoli modi ogni giorno. Ad accorgersi che è un ricomincio uno ci metterebbe anche più baldanza. Ci si accingerebbe col piglio dell'avventura. Chissà.
Se mi guardo indietro ne vedo già una discreta fila di questi ricominci: case in cui ho abitato, amori che mi hanno travolto, primi passi incerti dopo una batosta. Anche questo blog è un inizio, anche se non so bene di che cosa (e questo è il bello, mi sembra).

Il guaio però è che a volte gli inizi sono travestiti da perdite che  macinano il cuore. Dolori che col ricomincio non vogliono nemmeno averci a che fare.  Ci sono inizi che ti piombano addosso come predatori quando te ne stai su una strada che ti piace, che proprio non se ne parla di cambiarla, va bene così. Invece ti tocca.
Ti tocca, come toccherà a quelle persone scaraventate proprio oggi nel lutto da una bomba vigliacca. Toccherà  scavare dentro a una cosa  orrenda e trovarci un nuovo inizio. Ci volessero le unghie e i denti. Perché c'è un piccolo da tenere per mano. Perché c'è la vita che sussurra piano di ricominciare. E che è paziente, aspetta il tempo giusto, il tempo buono. Per ricominciare a respirare, a mettere con fatica un piede avanti all'altro, a emergere dal letto senza maledire il giorno.

Scriveva Don Mazzolari: "Ricominciare è un modo per assomigliare a Dio, l'unico che sa e può dare inizio" .
Il resto, come ha scritto un mio saggio amico, chiede silenzio.

postato da: Ihadadream alle ore 16:18 | Permalink | commenti (33)
categoria:giochi di scrittura
sabato, 01 aprile 2006

Scrittura creativa

Ho cominciato proprio quest'anno con i miei ragazzi un laboratorio di scrittura dedicato alla poesia.  Esperimento ambizioso, considerato che  insegno in una scuola professionale (da molti neppure definita una scuola) e che  i nostri studenti approdano da noi dopo percorsi fallimentari in altri istituti o catapultati qui dalle medie con il proverbiale calcio nel sedere. Questo sostanzialmente significa: voglia di studiare zero, scarsa autostima, conoscenza di grammatica e sintassi mooolto approssimative.
Contrariamente alle aspettative dei più scettici,  i miei pargoli hanno capito che quella era una discreta opportunità per dar voce al loro animo in modo diverso, senza dare tutti gli "spiegoni" che richiede un tema tradizionale,  e che era pure  un'occasione per giocare.
Quello di stravolgere poesie è un esercizio  (non  inventato da me e piuttosto noto) che li ha divertiti. Lo propongo anche a voi sperando che vogliate cimentarvi. La poesia da stravolgere (con tutto il rispetto per il poeta) è la seguente:

In pace
di L. Sinisgalli

Mastico in pace
croste di pane
davanti al crepuscolo

Quelli che seguono sono due stravolgimenti scritti da Emanuele (18 anni):

Predatore

Sbrindello avidamente
carcasse ancora calde
sotto la luna

Soldato

Assaporo assorto
una zuppetta schifosa
sotto le bombe

Christian (15 anni) invece ha scritto:

Tensione

Trituro nervosamente
le unghie delle mani
mentre aspetto il verdetto

Ragno

Consumo soddisfatto
una mosca incauta
intrappolata nella ragnatela

Pranzo domenicale

Sorseggio schifato
zuppa di cipolle
dai nonni.

Grazie a tutti coloro che vorranno lasciare uno stravolgimento o  proporne altri.

postato da: Ihadadream alle ore 09:58 | Permalink | commenti (24)
categoria:giochi di scrittura