mercoledì, 14 novembre 2007

Cinema! Cinema!

Sere fa sono passata in auto accanto all'ex Cinema Lux. Sul ponte lì accanto ho visto con gli occhi della memoria transitare una famigliola. Mamma e papà a braccetto, due sorelle infagottate nei cappotti col passo impaziente di chi non vede l'ora di arrivare.
Mio padre amava il cinema e ci portava spesso.
I
o amavo il senso di aspettativa che mi prendeva già durante la cena. Amavo quel tratto a piedi che ci separava dalla sala e ne gustavo ogni passo. Anche il freddo dell'inverno non mi dava fastidio
Arrivavamo presto per scegliere i posti migliori. Sedie di legno spartane che non ho mai trovato scomode.
Mi piacevano le chiacchiere fatte nell'attesa masticando una caramella e quindi i trailer dei film in programmazione nei giorni successivi.
Poi si spegnevano le luci, le voci tacevano e cominciava il film.
Luci spente e silenzio.
Erano gli elementi fondamentali di un rito che mi appariva magico.
Era normale per tutti tacere. Per nulla faticoso. Non per me nonostante fossi solo una ragazzina.
Non per le coppiette che si baciavano in ultima fila e neppure per gli altri credo.
Le parole erano per l'intervallo, con i commenti, le critiche, i confronti.
Poi di nuovo silenzio fino alla fine.

Non so cosa sia successo . Non so se è l'abitudine di vedere i film dal salotto del proprio divano o che altro. Sembra che la gente non sia più in grado di permettere che la magia del cinema si disveli, stando in silenzio.
Eppure, le sedie  comode e avvolgenti di adesso,  gli schermi giganteschi che permettono una visione incredibilmente definita, il dolby surround (o comunque si chiami) che ti trascina nel mezzo dell'azione, dovrebbero rendere il silenzio ancora più naturale. Invece si chiacchiera di cose da nulla, si rumina popcorn e chissà che altro. Si tracannano bibite che neanche fossimo nel deserto.
Per questo non ci vado quasi più al cinema. Quando mi prende la nostalgia scelgo il lunedì e la proiezione delle venti quando non c'è quasi nessuno.  Una volta eravamo dentro in tre. Aspetto anche che il film sia in programmazione da un paio di settimane almeno. Se non faccio così rischio di litigare.
L'ultima volta un gentiluomo che non aveva smesso un secondo di ciarlare con la sua gentildonna, alle mie proteste  ha minacciato di mettermi le mani addosso. E non per farmi del bene.

Si dice sempre che è sbagliato mitizzare il passato. Sarà anche vero, ma a me quel cinemino piaceva anche con le sue sedie tarlate e il ronzio della macchina di proiezione con il suofascio di luce danzante di pulviscoli. Lo so che fa tanto "Nuovo Cinema Paradiso", ma che ci volete fare, era così.
Mi piaceva il rito famigliare che ci conduceva in quella sala buia. Era uno dei mattoncini che ha reso serena la mia adolescenza e me lo tengo caro.
Mio padre, fumatore accanito, smise di andare al cinema quando vietarono il fumo in sala. Riuscimmo a trascinarcelo un'ultima volta, in occasione dell'uscita di "Guerre stellari". Poi si accontentò della televisione, che nel frattempo aveva moltiplicato i suoi canali.
Non aveva molte debolezze mio padre, ma il fumo si, ahimé.
Nel frattempo ci eravamo fatte grandi, mia sorella e io, e al cinema ci si andava con il ragazzo o gli amici.
Non ci accorgemmo neppure che era, per la nostra famiglia, finita un'epoca.

postato da: Ihadadream alle ore 15:19 | Permalink | commenti (20)
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sabato, 03 novembre 2007

Vita vissuta

Raffaele è più che un amico, è un fratello, anzi un fratellino visto che è più giovane.
Nordico che più nordico non si può, anni fa gli ho presentato Camilla, sarda che più sarda non si può, ed è stato letteralmente un colpo di fulmine. Dopo alcuni anni di vita insieme qui in Piemonte, hanno deciso di comune accordo di trasferirsi in Sardegna vicino alla famiglia di lei.
Raffaele è uno che ha la dote di saper aggiustare tutto o quasi, dalla lavatrice alla centrale termonucleare. E’ il classico precisino e la sola parola “approssimazione”  gli fa venire l’orticaria. I genitori di Camilla sono due ottime persone (le conosco personalmente) che invece con la suddetta parola convivono in buona armonia.
Va da sé che qualche disagio da scontro di culture il nostro lo patisce, siccome però ha imparato ad amare la terra che ora lo ospita,  ha pensato bene di trasformare il disagio in humor e sana ironia. Ogni tanto mi fa pervenire resoconti come questi.

La giornata perfetta

Sveglia ore 6.35
Doccia calda (essendo di mia esclusiva proprietà  e installata da me funziona)
Sveglio la mia Camilla.
Vado nell'altro appartamento a trovare la suocera e comincio a preparare la roba da caricare. Precisazione numero uno: la suocera ha sempre minimo due scatoloncini da portare in città, oltre a buste varie. Tutti rigorosamente pesanti come incudini.
Stivo tutto con cura nel capiente portabagagli della mia utilitaria (diesel).
Precisazione numero 2: secondo l'opinione della suocera nel mio portabagagli ci sta tutto quello che desideri, dallo spillo alla portaerei, ed avanza pure spazio, volendo, per caricare eventuali generi alimentari da acquistare durante il viaggio (cassette di frutta e simili).
In ultimo, mi danno sempre quel maledetto pentolone con il sugo fatto in casa.

Aperta parentesi: è’ credenza ormai diffusa nel mondo femminile, soprattutto con l’avanzare dell’età, che all’interno dell’abitacolo la forza dei gravità e la forza centrifuga non possano interagire con le persone o le cose in esso contenute.

Traggo questa conclusione dalle mie esperienze personali. La mia mamma mi fa portare sempre delle stupende torte alla crema, appoggiate come per incanto su una scivolosissima pellicola di stagnola, e coperte con un sacchetto in carta simile a quella del pane. Pretende che la torta arrivi a destinazione (così come me l’ha data) in un viaggio in cui si parte in ritardo, e durante i 40 km che ci separano dalla meta si tenta pure di recuperarlo adottando una guida normale solo per piloti da rally.

Stessa cosa accade con la suocera, perché i “barattoli” che mi caricano in auto sono sempre sprovvisti delle adeguate chiusure ermetiche e contengono condimenti vari che potrebbero rovinare irrimediabilmente la moquette della mia preziosa (in quanto unica) auto.

Alla fine di queste esperienze credo di esser diventato così pratico di “antirovesciamento” di sostanze pericolose, che se un giorno un oscura organizzazione militare mi riempisse il barattolo di pericolosa nitroglicerina riuscirei a recapitarla a destinazione senza il minimo problema.

Io tento sempre di spiegare con pazienza a mamma e suocera che nella fisica esistono le forze dinamiche e quelle statiche. Un conto è appoggiare un vaso privo di coperchio sul tavolo della cucina, un altro è appoggiare lo stesso vaso sul cruscotto o nel baule dell’automobile prossima a viaggiare. Ma tutto è inutile.
Chiusa parentesi.

 

Torniamo al sugo. Dovete sapere che quella del sugo è una fissazione. Già perché tu parti dal paese la mattina, e la suocera ha già in serbo la pentolina del sugo che non si deve rovesciare durante il tragitto pena la fustigazione.

Detta pentolina viene sistemata dalla suocera nel baule, ed io puntualmente la sposto e la metto davanti, affinchè Camilla la tenga con le gambe mentre sta seduta.
Poi,  se la sera dalla città si va in paese, compare magicamente un'altra mitica pentolina che, indovinate cosa contiene??  Sugo ovviamente, che puntualmente viene riposto dalla suocera nel baule, ed altrettanto puntualmente viene spostata da me nella parte anteriore dell'abitacolo.
Dunque, dove eravamo rimasti con la storia??

Ah si, siamo ancora in paese, è mattino, e mi sto accingendo a caricare l'autovettura con i pacchi da portar via. Fatto questo, la suocera sale dietro, e mi si assetta l'automobile che sembra una vera sportiva da campionato superturismo.
Anteriormente sale Camilla, ed alle 7.10 circa, si levano le ancore dal paese e ci si dirige verso la città.
Mo’ si comincia:

Suocera:  Che ore sono Raffaé…?
Genero: -Sono le 7.20 Mamma Rosaria cara.

S: Accellera che siamo in ritardo, devo essere a lavoro alle 8.
G: Ma, mamma Rosaria, mancano solo 20 km siamo quasi a metà strada.

 

Mo’ accelleriamo. Sorpasso in salita in pieno rettilineo, sfruttando tutte le potenzialità del mio propulsore diesel che oramai ha all'attivo quasi 200.000km.
Mo’ a metà sorpasso iniziamo con le solite storie: vai piano ma che fretta c'è, sii prudente, ecc ecc.

Mo’ allora torniamo all'andatura da crociera sugli 80 orari.
Dopo 5 minuti telefona Clara, una collega di lavoro di mamma (notare, sono le 7.40 siamo a 10 km dall'arrivo).

Cla: Pronto, Rosaria, dove sei, stai arrivando?
Mo’ ricomincia con la storia:
e che ore sono.., e quanto manca.., e davanti abbiamo un camion…, e non si può andare più forte.
Poi:  strada in salita tortuosa, camioncino modello fiat OM meglio conosciuto come Lupetto o Leoncino dalla scia fumosa stile locomotiva primi ‘900.
Cosa secondo voi potrebbe passare nel cervello della suocera?

Quale domanda sta per porti???
S: Raffaé.. sorpassarlo non fa*, vero??
Rispondo con un silenzio rispettoso, ma eloquente mentre mi domando e dico, ma come fa una povera autovettura carica con a bordo una suocera timorosa a sorpassare un Fiat OM carico di legna sulla strada tortuosa che porta  alla città??? E poi c'è proprio bisogno di farmi tutte queste domande alle 7.45 del mattino???
Finalmente si arriva al parcheggio denominato "della rotonda" ove ci sono i colleghi di mamma che l'aspettano. Un manipolo di individui che evidentemente non hanno un cavolo da fare la mattina, e pur iniziando a lavorare alle 8.00 sono in piazza dalle 7.35.

Effettuo lo "scarico" della suocera (comprensivo di mie personali maledizioni per avermi lasciato lo sportello chiuso male)

Mi permetto in proposito una digressione doverosa per tutti i conduttori e proprietari di automobili.

L’autovettura è dotata di portiere e finestrini.

Le portiere hanno delle guarnizioni di gomma tutt’intorno.

Per aprire la portiera occorre tirare l’apposita maniglia, non attaccarsi alla manovella (!!!) del finestrino.

Per chiudere la portiera occorre imprimere una certa forza alla stessa in modo che il meccanismo della serratura si agganci.

Domanda: quanta forza occorre imprimere alla portiera per chiuderla correttamente?? Lasciamo stare i kilogrammi forza, i kilogrammi massa, il braccio della potenza, le leve ecc ecc, che sono concetti antisuocera.

Il calcolo della forza necessaria a chiudere correttamente la portiera dell’automezzo è il seguente.

Si osservano i finestrini. 

Se i finestrini sono aperti anche poco, la portiera si chiuderà con poco sforzo.

Se i finestrini sono tutti chiusi occorrerà uno sforzo maggiore.  La colpa è nell’aria che rimane imprigionata nell’abitacolo. Fine del trattato di fisica. 

Ecco invece cosa accade.

Due volte su quattro (finestrino ovviamente chiuso) la portiera viene accostata con forza lieve senza chiudersi.

Una volta su quattro, il soggetto uscente si ricorda le mie precedenti acrobazie (legato come un salame dalla cintura di sicurezza, tutto piegato per chiudere la portiera) la portiera viene letteralmente lanciata come un maglio contro la carrozzeria producendo un sussulto che, oltre al rumore metallico Fiat, ha l’effetto collaterale di farmi cascare la piccola coccinella adesiva dallo specchietto.

Un’unica volta su quattro, magicamente la chiusura della portiera avviene in modo regolare e sul volto del guidatore appare un sorriso inebetito.

Fine della digressione.

Altri 5 tornanti e siamo a casa in centro paese.

Qui avvengono le procedure di scarico portuale al molo 1,(marciapiede di casa di Tore, il suocero) ove vengono estratte dalla stiva dell'auto le scatole contenenti incudini, e le buste contenenti macigni.
Poi c'è la mitica pentolina con il sugo, che anche questa volta è rimasta in piedi.
Mo’ finalmente saluto Camilla e mi dirigo con succulenta sigaretta tra le labbra verso il bar dell’anziana Rosina ove mi attendono  cappuccino e cornetto caldo (Brioche).

Torno a casa, prendo Camilla e l'accompagno fino al lavoro, poi mi dirigo al mio ufficio circa il quale non c’è nulla di interessante da riferire.
Ore 13: fine orario lavorativo mattutino.
Partenza verso il negozio di Camilla, carico al volo della suddetta e direzione casa. Squilla imprevisto il telefono. E’ la suocera che dice di andarla a prendere in Via delle Vie.
Inversione di marcia, si va in Via delle Vie. Trovata la suocera, si scopre che questa mattina con il lavoro che fa ha tagliato delle piante nel parchetto del comune, e che delle pianticine s’è fatta legna da ardere che mamma Rosaria è autorizzata a portarsi a casa.

Lestamente incominciano le operazioni di carico al molo 2 (marciapiede del comune) Abbassiamo metà schienale posteriore, togliamo il pianale posteriore, cominciamo a caricare legna. Ovviamente non c'è da dubitare che i manovali (femminili)  porgano la massima attenzione alle plastiche interne dell'abitacolo, ai rivestimenti in tessuto, ed ai rivestimenti interni del tetto dell'autovettura (si chiama autovettura per trasporto persone, non automezzo pick-up per trasporto materiali, no,  perché a volte sembra che se lo dimentichino).
Ore 13.45 circa, si riparte verso casa con la macchina piena di legna.
Una volta a casa si mette l'acqua sul fuoco (perché solitamente a casa non c'è nessuno). Ovviamente seguono le operazioni di scarico portuale al molo 1 (marciapiede casa di Tore).
Ore 14.20: finalmente il povero Raffaele, dopo aver fatto carico e scarico di legna si siede a pranzo.
Il tempo di mangiare ed alle 15 si ritorna a lavoro.
Ore 18.30: uscita da lavoro. Il povero Raffaé ha solo un ora e mezza di libertà, perché alle 20 deve essere davanti al negozio a prelevare l’amata Camilla.
Solitamente in quest'ora di libertà mi dedico all'acquisto di carta igienica, coccolino, gel, acqua minerale, lampadine, tutti generi di consumo, che in questa famiglia allargata vengono  consumati in modo  eccessivo.
Ore 19.45: rientro a casa. Inizio operazioni di carico dal molo 1 (marciapiede casa di Tore).

 Mo’ si riparte, con gli scatoloni, (incudini all'interno) sacchetti (macigni), vestiario di vario genere, ecc ecc.
E, per finire, la mitica pentolina del…lo lascio immaginare ai miei lettori, (così questo resoconto diventa pure interattivo, che è di moda).
E dove viene riposta dalla suocera la suddetta??? Nel baule della macchina, bravi! E in quale zona dell'abitacolo viene puntualmente spostata??? Quella anteriore! Complimenti, vedo che la storia ormai la conoscete.
Ore 20.04: Camilla esce da lavoro ed io e Mamma Rosaria (già seduta in postazione suocera (sedile posteriore) siamo lì ad aspettarla.
Si parte alla volta del paese. stavolta senza fretta e senza orario. Si arriva a destinazione.  Iniziano le operazioni di scarico al molo tre (veranda di casa di paese): incudini negli scatoloni, macigni nelle buste, e l’immancabile.... p .. del sugo.   sugo
Si cena senza che io mi sia tolto le scarpe, senza che io mi sia potuto fare la doccia, senza che io abbia potuto fare i bisognini come tutti gli esseri umani.
Esempio di menu: melanzane alla parmigiana buone, ma letteralmente galleggianti nell'olio. Anzi, affogate è la parola corretta. Risultato: fegato agonizzante. Antidoto notturno:  Un litro di idraulico liquido (coca cola) per aiutare a metabolizzare l'olio.
Dopo cena, circa verso le 22 il il genero esausto migra verso il proprio appartamento.
Finalmente si allenta la cintura dei pantaloni, si toglie le scarpe e va in riunione di gabinetto con rilassante doccia calda, schiuma da barba, e tutto il resto.
Poi verso le 22.45 arriva anche Camilla (l’eventuale attività successiva non vi riguarda) Quindi nanna, pronti per un'altra sugosa giornata.

 

 

*  non fa: espressione tradotta letteralmente dal sardo non faidi , a significare non si può, non va bene (non è cosa)

postato da: Ihadadream alle ore 11:18 | Permalink | commenti (17)
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