Un post poco popolare
Questo post non è divertente, Non è allegramente cinico o trasgressivo. Non è simpatico né arguto. E’ un pezzettino del mio fegato messo sul tavolo in un momento un po’ così. Si accenna alla malattia. Si accenna alla fede.
Che poi è anche fiducia negli amici di passaggio. Quelli veri.
A loro,alle loro parole o al loro silenzio: grazie.
Odio le attese.
Preferisco fare un lungo giro piuttosto che stazionare in una coda.
Preferisco muovermi. Andare. Agire.
Curiosamente invece, un mucchio di volte la vita ti chiede di aspettare. Una telefonata. Una persona. Il realizzarsi di eventi o circostanze favorevoli. Un ritorno.
Alle volte l’attesa segue un evento improvviso e inatteso.
E’ successo in questi giorni.
Un membro della mia famiglia, qualcuno che amo moltissimo, è stato operato d’urgenza dopo un ricovero notturno. Rimosso il problema si attende, appunto, il risultato dell’esame istologica.
Una faticaccia. Qualche lettore forse saprà cosa vuol dire.
In famiglia abbiamo fatto muro. Meglio, una catena fiduciosa e orante. Compatta nonostante la distanza fisica delle singole maglie.
Si prega, ognuno come sa e può, per un esito che faccia tirare un sospiro di scampato pericolo. E’ un’attesa non priva d’ansie che trova però un appiglio nella fede, piccola o grande che sia. Forte o fragile. Magari si prega perché altro non si può fare.
Giorni fa alla tv hanno inquadrato un manifesto. Diceva “Grazie a Dio sono ateo”. Con il massimo rispetto per le convinzioni altrui, a me questa sembra un’enormità.
Non ho conosciuto molti atei. Ho invece incontrato molte persone che si interrogavano, ricercavano, si incazzavano. Spesso si rivelavano, nello stile di vita, cristiani migliori di tanti altri, magari assiduamente praticanti. Di amici atei ne ho forse due, nessuno di loro molto contento di esserlo. In tempi diversi mi sono sentita dire da entrambi: “Invidio te che credi”.
C’è, mi sembra, troppa confusione tra la critica alla Chiesa come istituzione e la fede pura e semplice. Personalmente è soprattutto quest’ultima che mi interessa. A gettarmi in una polemica sulle gerarchie ecclesiastiche e le loro esternazioni, che spesso non condivido, non mi ci metto neanche per tanti motivi che non sto a spiegare. L’affermazione di quel manifesto a me pare molto triste, tutto qui.
Riuscire, anche se con fatica, a dare speranza e senso a quello che accade, a questa attesa difficile nella fattispecie, è dono prezioso. Oro del più puro. E’ muraglia contro la disperazione e il nulla. Niente di più vero nelle parole (le mie, umilissime) ”Grazie a Dio, credo”.