Ansia da blog
Mia madre usava una particolare espressione dialettale per i momenti (frequentissimi) in cui si sentiva psicologicamente oppressa dalle tante cose da fare. Diceva “Sono infescià”. Allo stesso modo, un’incombenza che, non invitata, andava ad aggiungersi alle altre senza per altro produrre alcun frutto apprezzabile, era considerata un infésh.
Credo che sia una condizione in cui possano riconoscersi soprattutto le donne che vedono abbinarsi lavoro e faccende domestiche. (Mia madre era casalinga, ma aveva sei figli e un marito abituato male)
Lo stato di infésh, può al massimo attenuarsi, mai sparire se non in vacanza, a patto che non si scelga di farsi del male decidendo di affittare una casa o una roulotte ove si riproduce lo stesso meccanismo. Una donna (forse anche qualche uomo) si trova a dover forse pensare avanti, anticipare il futuro minimo, che so, dei panni che devono essere pronti quel tal giorno, dei vetri che non si può più andare avanti così, della cena diversa da inventare, dei compiti da correggere, della relazione da scrivere, eccetera eccetera in ordine sparso. A ciò si aggiungono paturnie e menate, spesso risibili, con cui l’essere umano ama allietarsi l’esistenza. 
Mi trovo a vivere un momento simile in fase acuta. “Sono infescià”, come direbbe mia madre. Nonostante io mi occupi della casa in modo assai disinvolto, ho un sacco di cose da fare e, se pure mi rendo conto che il tempo che passo a preoccuparmi è quasi lo stesso che dedico a farle, non riesco a uscire da questo circolo vizioso. E’ la fase di preparazione che frega. Preparare le lezioni, preparare il corso che devo fare fuori di scuola, preparare quella lettura di poesie, ecc. è estenuante perché i pensieri si affollano insieme alle ansie di riuscita. Quando giunge il momento di farle quelle attività, non è poi così tremendo.
Per quanto riguarda il blog, lungi dall’essere un infésh, è uno spazio mio a cui tengo moltissimo ma, in quanto aperto al pubblico, ha comunque delle regole sue che vanno rispettate. Scrivere qualcosa di interessante, rispondere ai commenti, far visita agli amici. Tutte cose che amo fare, ma che richiedono tempo. Tempo che ultimamente è piuttosto risicato. A questo si aggiunga che io e il mio compagno ci siamo dati come nostra regola quella di tenere il pc spento la sera dopo cena, momento dedicato a stare insieme, anche solo a guardare un film.
Perciò, sempre della serie “menate autocreate”, e in base all’assunto del tutto falso che gli altri non facciano altro che pensare a me, sono al momento preda di “ansia da blog” che si traduce sostanzialmente nel timore di perdere gli amici, stufi della mia latitanza. Nonostante faccia quotidianamente atto di umile consapevolezza di non essere al centro del mondo, non posso non essere un po’ preoccupata soprattutto dal momento che molte delle persone che stimo di più sono assai presenti sui blog.
Ecco perché, per quanto inutile e superflua questa precisazione possa essere, vorrei scusarmi per non essere più presente sui vostri blog, ma proprio non ce la faccio più di così al momento.
Posso confidare in un sorriso di tenerezza?











