Ed ora accogliamo l'Anno Nuovo
colmo di cose mai state.
Rainer Maria Rilke
Cose belle, buone e autentiche, s'intende...
Auguri a tutti.
Dal cuore.
Anna
Ed ora accogliamo l'Anno Nuovo
colmo di cose mai state.
Rainer Maria Rilke
Cose belle, buone e autentiche, s'intende...
Auguri a tutti.
Dal cuore.
Anna

A tutti voi, cari amici,
auguri affettuosi di
Buone Feste!
Dilemmi
Abbiate pazienza, ma c'è davvero qualcuno in giro, a parte i produttori degli stessi, a cui interessi veramente se durante queste feste andrà di più il pandoro o il panettone? il capitone o il tacchino? il regalo inutile o quello tecnologico?
E se la risposta è NO, qualcuno vuole dirglielo ai direttori dei telegiornali che non ci ripropongano la stessa manfrina tutti gli anni?
Terza domenica di Avvento.
Fil 4, 4-7
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.
Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!
Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
A proposito di P.
Qualche giorno fa, mentre i suoi compagni sciamavano fuori verso libertà e pranzo quotidiano, P. si è fermata davanti alla cattedra e mi ha allungato una busta con su scritto il mio nome.
P. è una mia allieva sedicenne con più problemi di quanti dovrebbe averne una ragazza della sua età, abbinati ad intelligenza e sensibilità non comuni. L'ho conosciuta l'anno scorso quando ancora portava i capelli molto lunghi sciolti sulle spalle. Nel secondo quadrimestre li ha tagliati corti e ha cominciato a nasconderli sotto uno di quei cappelli con la visiera. Anche così, P. non ce la fa ad essere brutta.
P. è una di quelle ragazze che quando sorride illumina l'intera stanza. Avesse addosso un sacco di iuta, P. è sempre bella. Forse perché, se anche sa di esserlo, non se ne cura. P. della moda se ne frega. Indossa le cose che le piacciono, fossero jeans o una gonna lunga. Ha un suo stile e non segue mai il gregge. Nell'abbigliamento e tanto meno nei comportamenti.
P. non schiamazza o strilla come molte sue coetanee. Ha una voce calda e una risata piacevole, da donna. Con i ragazzi ha un rapporto schietto, diretto, mai civettuolo. P. è il tipo di ragazza che tutti loro vorrebbero avere come amica. Solo i più in gamba, come "fidanzata". Bene che sia così perché P. è dannatamente in gamba.
P. ascolta le lezioni con attenzione, interviene sempre a proposito e non ha l'esigenza diffusissima tra i suoi compagni di mettersi al centro dell'attenzione. P. non si lamenta mai, del caldo, del freddo, della fame,dell'intervallo troppo corto, dei compiti che, invece, accetta come sfide in cui cercare di dare il massimo. Vero che a P. piace scrivere. La scrittura è il suo sfogo e in un certo senso la sua salvezza.
Nella busta che mi ha consegnato c'era un foglio a quadretti verde coperto dalla calligrafia rotonda che ho imparato a riconoscere.
"Cara prof, come sta? Spero se la passi bene, io cerco di tirare avanti."
Comincia così. Conosco abbastanza della sua situazione personale da sapere che quel "tirare avanti" non è solo un modo di dire. La lettera continua con i suoi ringraziamenti per me, per quello che faccio in classe e io so già che metterò questo foglio color speranza nelle cose che mi son care e che lo guarderò quando sarò a corto di motivazioni per il mio lavoro.
"...spero che un giorno la mia vita possa quanto meno piacermi...mi sto impegnando molto su questo. Cerco di assorbire il più possibile dalle persone a cui voglio bene e tento di crescere, di rafforzarmi, di diventare una persona...da sola. Senza una famiglia alle spalle a volte sembra impossibile."
C'è poco altro da spiegare.
Questo fuscello di ragazza che sembrerebbe dover volar via al primo soffio di vento ha invece una forza straordinaria. E' solo apparente la sua fragilità. Il suo cuore saldo. La sua mente lucida. E' il tipo di ragazza che avrei voluto come figlia, se ne avessi avuta una. Mi sarebbe piaciuto sedermi accanto al suo letto, la sera, e parlare di tutto. E ridere, anche. Insieme.
Figli però non ne ho, perciò ora prenderò anch'io un foglio e, tra le altre cose, scriverò:
" Cara P., sono fiera di te. Della tua intelligenza,del tuo cuore, del tuo coraggio. Fiera quanto non puoi immaginare. Poche cose sostengono un'insegnante nel suo lavoro, una di queste è l'apprezzamento di persone come te.
Io ti guardo e riesco quasi a vedere la donna che sarai. Forte e dolce. E salda. Meritevole di tutto l'amore che già sei capace di dare. Ce la farai, bambina mia. Ce la farai per tutta la bellezza che hai dentro e che risplende all'esterno. Una luce calda e buona davvero. Ce la farai per la capacità che hai di afferrare le mani di chi ti offre aiuto e, prima ancora, di distinguere quelle buone da quelle cattive.
Per quello che può servire, io sono a tua disposizione in qualsiasi momento. Ti abbraccio, ma non prima di averti detto che ti voglio, davvero, tanto bene.
Anna,-prof"
A proposito di viaggi
Ma i veri viaggiatori sono soltanto coloro
che partono per partire,
col cuore lieve, simile a un pallone,
non si separano mai dal loro destino e,
senza sapere perché,
dicono sempre:
Andiamo!
C. Baudelaire
Ho trovato questa citazione sul sito www.markos.it (Lungo le strade del mondo. Viaggi raccontati dai viaggiatori). Ci sono arrivata passando per www.viaggioadagio.it , il sito di Lesorja, che ti tanto in tanto mi onora di un suo gentile commento, Da lì sono rimbalzata a: www.seshepankhatum.net dove ho trovato "markos" e la citazione. Insomma un viaggio. Tutti questi luoghi sono vere e proprie miniere di informazioni per viaggiatori o aspiranti tali (vedere anche solo la lista di links di "viaggioadagio") .
Mi ricordo mio padre*
Mi ricordo che quando da piccola andavo nel lettone lui e la mamma mi cantavano "Stella stellina..." ;
mi ricordo la sua bella voce quando cantavamo in macchina;
mi ricordo che ad una notturna messa di Natale di tanti anni fa io mi sentii soffocare in mezzo alla folla e così tornammo a casa a piedi solo io e lui, per mano, sotto la neve;
mi ricordo che andava matto per la frutta, soprattutto uva e arance;
mi ricordo quella volta che mi portò nel suo ufficio in banca e mi mostrò la cassaforte;
mi ricordo che soffriva di insonnia;
mi ricordo che l'unica parolaccia che diceva era "merda" la diceva più che altro per far ridere noi bambini, mai per sottolineare un momento di rabbia o disappunto; mi ricordo che una volta la disse, forse raccontando una barzelletta, mentre eravamo tutti al bar sotto casa a mangiare il gelato e io, piccolina, osservai tutta seria che il papà diceva parole inestimabili, suscitando l'ilarità generale;
mi ricordo il rispetto autentico nel saluto di chi lo incontrava e quel suo modo garbato di rispondere accennando a togliersi il cappello, come si usava una volta;
mi ricordo le monete che ci porgeva durante la messa perché le mettessimo nel cestino delle offerte;
mi ricordo la sua tosse di fumatore accanito;
mi ricordo l'amore con cui guardava mia madre;
mi ricordo che gli piaceva raccontare di come si erano conosciuti;
mi ricordo quando tornava da pesca con il cestino pieno di trote e che amava fossero cucinate in carpione;
mi ricordo come assecondava la mia passione per il gelato;
mi ricordo quando ci portava per funghi;
mi ricordo quando, a passeggio tra lui e la mamma, mi facevano fare "il saltone";
mi ricordo la sua risata piena;
mi ricordo la mia durezza di adolescente in risposta alle sue richieste di abbracci (maledetto edipo!)
mi ricordo la ruvida tenerezza con cui mi chiamava "bionda";
mi ricordo che "abbaiava" spesso, ma non "mordeva" mai;
mi ricordo che quando dalla tv si diffondeva un valzer, lui andava a prendere mia madre in cucina e ballavano;
mi ricordo che alla vigilia di ogni mio esame universitario lui si affacciava alla soglia della mia camera e mi diceva: "Abbi fiducia in te" .
* 17 anni fa, all'alba moriva Mario, mio padre.
Prima Domenica di Avvento