Qualcosa s'impara, grazie a Dio.
Voglio dire nella vita.
Ci sono lezioni grandi e lezioni piccole.
Le prime sono quelle che di solito fanno male. Quelle che se non dai loro retta si ripresentano peggio di prima. C'è di buono che una volta che le impari è per sempre. Almeno nella maggior parte dei casi.
Poi ci sono le lezioni piccole.
Sono di varia natura e si apprendono nei contesti più vari. Di certo c'è che non hanno nulla a che vedere con la matematica o la geografia.
A volte son lezioni da niente, tipo che se pianti la menta in giardino senza circoscriverne in qualche modo le radici te la ritrovi dappertutto (fantastico se è quello che vuoi, altrimenti).
A volte, invece, celano insegnamenti più vasti di quanto puoi immaginare.
A una di queste piccole lezioni pensavo stamattina senza un vero motivo.
Mi è venuta in mente e basta.
Ultimo anno delle superiori. Interrogazione di italiano.
La prof era una donna seria, preparata e piuttosto esigente. A noi andava bene perché se avessimo continuato con quella dell'anno prima (che spiegava poco e chiacchierava molto) non so come avremmo affrontato la maturità.
Io amavo la materia e ci tenevo particolarmente a fare bella figura. Avevo studiato tutto lo studiabile, comprese le note in carattere piccolo. Proprio lì dovevo aver reperito un nome la cui citazione mi avrebbe guadagnato di sicuro l'ammirazione dell'insegnante.
Fu perciò con una certa soddisfazione che citai l'opinione del Pincopallo contenuto nella nota. A quel punto però la prof mi fermò e mi chiese notizie proprio di quel Pincopallo. Arrossendo dovetti ammettere che non avevo la più vaga idea di chi fosse. Lei sorrise e con grande pacatezza mi disse queste parole:
"Non citare mai nessuno che non conosci.
Non citare cose di cui non sai"
Quello che disse e il modo in cui lo disse volevano dire "ho capito che hai studiato e che ti piace farlo, allora segui questo consiglio nel futuro se vuoi studiare ancora meglio".
Quella dritta, apparentemente molto semplice e che non mancai mai di seguire, cambiò completamente il mio modo di studiare. Mi permise di imparare una quantità di cose e spesso di fare pure la bella figura sperata. Perché lungo la strada delle cose che ti colpiscono e interessano, un argomento conduce sempre ad un altro. Quante scoperte ho fatto grazie alla mia prof! Quanti esami ho brillantemente superato!
Ma c'è di più. In quelle parole io ci ho trovato molto altro. Cose utili per la vita, non so se mi spiego.
Non parlare/giudicare/criticare cose che non conosco o conosco approssimativamente.
Non commentare un libro senza averlo letto, un film senza averlo visto, un discorso senza conoscerlo per intero.
Non assumere come mie acriticamente opinioni di altri.
Non giudicare per sentito dire.
Non giudicare (ammesso che sia lecito farlo) una persona senza conoscerla davvero.
A volte penso che basterebbe una più generale adesione almeno all' ultimo principio per rendere i rapporti tra le persone più distesi.
Quanto a me, sarebbe bello scoprire tra un po' di anni di aver lasciato in uno dei miei ragazzi una traccia simile a quella che la mia insegnante di italiano lasciò a me.
E se per caso ve lo state chiedendo, sì, l'ho incontrata un giorno e gliel'ho detto. Lei ha accettato i miei ringraziamenti e quel ricordo con un sorriso simile a quello di allora.
Grazie prof.
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