lunedì, 30 ottobre 2006

Qualcosa s'impara, grazie a Dio.

Voglio dire nella vita.
Ci sono lezioni grandi e lezioni piccole.
L
e prime sono quelle che di solito fanno male. Quelle che se non dai loro retta si ripresentano peggio di prima. C'è di buono che una volta che le impari è per sempre. Almeno nella maggior parte dei casi.
Poi ci sono le lezioni piccole.
Sono di varia natura e si apprendono nei contesti più vari. Di certo c'è che non hanno nulla a che vedere con la matematica o la geografia.
A volte son lezioni da niente, tipo che se pianti la menta in giardino senza circoscriverne in qualche modo le radici te la ritrovi dappertutto (fantastico se è quello che vuoi, altrimenti).
A volte, invece, celano insegnamenti più vasti di quanto puoi immaginare.
A una di queste piccole lezioni pensavo stamattina senza un vero motivo.
Mi è venuta in mente e basta.

Ultimo anno delle superiori. Interrogazione di italiano.
La prof era una donna seria, preparata e piuttosto esigente. A noi andava bene perché se avessimo continuato con quella dell'anno prima (che spiegava poco e chiacchierava molto) non so come avremmo affrontato la maturità.
Io amavo la materia e ci tenevo particolarmente a fare bella figura. Avevo studiato tutto lo studiabile, comprese le note in carattere piccolo. Proprio lì dovevo aver reperito un nome la cui citazione mi avrebbe guadagnato di sicuro l'ammirazione dell'insegnante.
Fu perciò con una certa soddisfazione che citai l'opinione del Pincopallo contenuto nella nota. A quel punto però la prof mi fermò e mi chiese notizie proprio di quel Pincopallo. Arrossendo dovetti ammettere che non avevo la più vaga idea di chi fosse. Lei sorrise e con grande pacatezza mi disse queste parole:
"Non citare mai nessuno che non conosci.
Non citare cose di cui non sai"
Quello che disse e il modo in cui lo disse volevano dire "ho capito che hai studiato e che ti piace farlo, allora segui questo consiglio nel futuro se vuoi studiare ancora meglio".

Quella dritta, apparentemente molto semplice  e che non mancai mai di seguire, cambiò completamente il mio modo di studiare. Mi permise di imparare una quantità di cose e spesso di fare pure la bella figura sperata.  Perché lungo la strada delle cose che  ti colpiscono e interessano,  un argomento  conduce sempre ad un altro. Quante scoperte ho fatto  grazie alla mia prof! Quanti esami ho brillantemente superato!

Ma c'è di più. In quelle parole io ci ho trovato molto altro. Cose utili per la vita, non so se mi spiego.

Non parlare/giudicare/criticare cose che non conosco o conosco approssimativamente.
Non commentare un libro senza averlo letto, un film senza averlo visto, un discorso senza conoscerlo per intero.
Non assumere come mie  acriticamente opinioni di altri.
Non giudicare per sentito dire.
Non giudicare (ammesso che sia lecito farlo) una persona senza conoscerla davvero.

A volte penso che basterebbe  una più generale adesione almeno all' ultimo principio per rendere i rapporti tra le persone più distesi. 
Quanto a me, sarebbe bello scoprire tra un po' di anni di aver lasciato in uno dei miei ragazzi una traccia simile a quella che la mia insegnante di italiano lasciò a me. 
E se per caso ve lo state chiedendo, sì, l'ho incontrata un giorno e gliel'ho detto. Lei ha accettato i  miei ringraziamenti e quel  ricordo con un sorriso simile a quello di allora. 

Grazie prof.  

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categoria:riflessioni, ricordi, a proposito di anna
lunedì, 23 ottobre 2006

Segnalazioni.

Ho scovato per puro caso il sito di una ragazza che crea bellissime lampade con materiali naturali e di recupero. Hai visto mai che ve ne serva una. Insegna anche come si fa. Lo trovate qui:

www.lucieombre.com

Infine se NON amate pupazzi e omuncoli tradizionali, visitate il sito:

www.esserini.it

Una volta lì fate il gioco delle carte e, se avete voglia, ditemi qual è il vostro esserino.

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categoria:segnalazioni, amenitĂ 
mercoledì, 18 ottobre 2006

Ci son giornate.

Ci son giornate che ti tagliano le gambe e non gli ci vuole nemmeno molto.
Ultima ora della mattinata: IIB meccanici. Attraverso il cortile per andare nell'edificio di fronte e per farlo passo davanti a metà classe. L'intervallo è finito e loro dovrebbero essere già in aula.
Dovrebbero almeno precipitarsi là vedendomi arrivare.
Calma.
Precipitarsi è una parola grossa.
Dovrebbero almeno avviarsi precedendomi.
Potrebbero anche solo seguirmi.
Invece non si muovono.
Continuano tranquillamente a chiacchierareberefumare come se non mi avessero visto.

In classe ne trovo presenti due. Mi siedo, comincio il rito assurdo della firma del registro e faccio pure un errore. Le sentirò dalla segreteria. Intanto il responsabile della sicurezza è andato a raccattare i ragazzi. Arrivano alla spicciolata e ricevono in consegna il testo di una verifica che potrebbero svolgere a occhi chiusi appesi ad un lampadario, ma che alcuni riusciranno comunque a sbagliare. Poco importa, dovrò comunque dar loro la sufficienza.

I soliti due  cominciano la consueta pantomima. Lo scopo è provocarmi e io non intendo dar loro soddisfazione. Uno si attacca al telefono e parla ad alta voce. Posso anche sentire il suo interlocutore rispondere. Volano poi alcune bestemmie. ma è un volo pacato a mio esclusivo beneficio. Io ignoro il tutto per un preciso motivo. Ho già impegnato due o tre lezioni a discutere di quelle che io chiamo "questioni di lana caprina". Perché non vogliamo che in classe si usi il telefono, si mangi o si bestemmi (ecc. ecc.) . Si discute e non si cava un ragno dal buco perché l'unica cosa che vorrebbero è fare esattamente sempre quello che gli pare. Di certo finisce che si saltano ore e in fondo il loro scopo è quello.

La cosa ridicola è che sono forse solo tre che tengono in scacco tutta la classe. Avete presente la storia delle mele marce che fanno marcire tutto il cesto? Una cosa così. Questo dopo un anno scolastico, quello scorso, passato a cercare di motivarli, capirli, conquistarli.
Chi mi conosce si è fatto abbondantemente un'idea del tipo di insegnante che sono, ma per chi giunge qui solo ora dirò che ho sempre cercato di escogitare nuove strategie per i miei ragazzi che, mediamente, sono più "disperati" degli altri. Ci manca solo il doppio salto mortale carpiato con  avvitamento. La realtà è che con alcuni di loro non funziona niente di quello che faccio. O magari funzionerebbe anche ( a volte li vedo tentati di seguire me e gli altri) ma fare "i cazzoni" (perdonate la crudezza del termine) è di gran lunga più divertente.

Io penso una cosa: è dovere degli insegnanti tendere la mano. Io personalmente la mano la tendo anche dieci volte. Loro responsabilità e scelta è afferrarla.  Questo se credete, come me, che esista qualcosa chamata "responsabilità individuale", naturalmente.
Ho sempre apprezzato un allievo capace di un intelligente contraddittorio con me. Le critiche non mi spaventano,  sono le provocazioni fine a se stesse ad esaspermi.

Suona il campanello liberatore. Se ne vanno. Alcuni mi salutano. I cazzoni no. Io scendo lentamente le scale trascinando il registro malamente compilato. Devo trascorrere con loro 45 ore. Non ne ho fatte nemmeno dieci. Un incubo. Come ho già scritto in un post precedente, armi contro queste situazioni non ne abbiamo. Magari convocheremo i genitori di quei tre chiedendo collaborazione riguardo a cellulari, bestemmie, ritardi.  Servirà? Non credo. A volte vedi i genitori e capisci perché i figli sono così.

Lasciate che vi dica una cosa anche se probabilmente non vi piacerà. Io normalmente mi affeziono ai miei allievi  e molto, compresi quelli che qualche volta mi fanno arrabbiare (i simpatici pirati, come li chiamo io). Ma quelli che pensano di essere loro molto furbi e tu un zerbino su cui pulirsi i piedi  (e che sono poi gli stessi che tormentano i più deboli, cosa che mi fa inviperire) quelli non vedo l'ora che se ne vadano. Dopo di ché sarà mia cura cancellare accuratamente ogni ricordo che li riguarda. Adesso però me li devo tenere, sopportarli, correggere i loro compiti, fingere di non sentirli.

Adesso capite perché voglio cambiare mestiere?
Hope

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categoria:scuola, sfoghi
lunedì, 16 ottobre 2006

Ritagli.

Mi è ricapitato tra le mani un libro letto tempo fa"Dakota. Una geografia spirituale" autrice Kathleen Norris, americana ,che racconta del suo trasferimento con il marito da New York ad una piccola città del Dakota, praticamente in mezzo al nulla.  Il libro è il resoconto del brusco passaggio "dal frastuono al silenzio, dalla frenesia alla lentezza, dallo spreco alle privazioni, dalla presenza ininterrotta della folla alle solitudini desertiche" (cito dalla quarta di copertina). Il trasferimento inizialmente temporaneo per occuparsi dell'eredità dei nonni, diventa in seguito permanente come scelta consapevole di una vita diversa .
Vi propongo un breve capitolo.

Una stella marina a Mott

"Uno dei padri diceva: "I profeti scrissero dei libri, poi vennero i nostri padri a metterli in pratica. Coloro che vennero dopo di loro li impararono a memoria. Quindi fu la volta della generazione attuale, che li ha trascritti e riposti senza consultarli."
                                                            Il mondo dei padri del deserto

La bambina mi ha degnato appena di un'occhiata. Per tutta la durata della lezione non ha fatto che disegnare e scrivere con foga febbrile, e quando suona la campana si precipita da me con più di venti fogli di carta. E' indiana, forse hidatsa, o sioux, e gli altri bambini la lasciano passare come se fosse invisibile.

La stella del mattino danza entro un circolo rosso, intonando un canto sulla sua amichetta Sheila; l'Arcangelo Gabriele sta ritto davanti a Maria, con le ali azzurre sfavillanti di stelle. Ha la bocca spalancata, da cui sgorgano le note, ciascuna di un colore diverso. Una donna con i capelli verdi tiene le mani sollevate verso il cielo, dicendo:

Queste sono le parole segrete,
ripetile con me.
Possano tutte le piante e i fiori crescere
e tutte le persone risorgere dalla morte.

Sollevo gli occhi dal foglio: uno scaffale impolverato, una stella marina dentro un barattolo di vetro ricoperto di polvere, accanto a polverosi vetrini da laboratorio. Vedo sfumature di azzurro: il globo ceruleo, il cielo sbiancato: E fuori dalla finestra, oltre la testa dei bambini, lo strato supeficiale del terreno, residuo di antichi oceani, che turbina come l'impronta di un pollice sul campo da gioco, mentre il vento sospinge le altalene vuote.
"Quanta poesia" dico sorridendo alla bambina. "Devi amare la scrittura" Lei sposta il peso da un piede all'altro, agitando le mani nell'aria. "A casa non ho la carta" dice "così me le tengo in testa. Ecco dove vivono, finché non le metto sulla carta".

Kathleen Norris - Dakota. Una geografia spirituale. - Ed. Tea Due

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giovedì, 05 ottobre 2006

Al supermercato

E' successo qualche giorno fa davanti all'espositore dei libri in vendita con il 15% di sconto. 
Vicino a me un uomo che intravedo appena. Siamo entrambi assorbiti dai titoli in mostra. Parte una canzone. E' la versione originale (di cui ignoro il titolo) di "Grazie perché" un motivo che  Morandi ha inciso con una cantante di colore di cui mi sfugge il nome in questo momento (santo cielo che approssimazione, perdonatemi).

Insomma, com'è come non è, ci ritroviamo io e lo sconosciuto a seguire le note con un improvvisato coro a bocca chiusa. Sfogliamo i libri e cantiamo piano. Me ne accorgo dopo qualche secondo e continuo ugualmente. Se questo fosse un musical a questo punto ci guarderemmo negli occhi e cominceremmo a cantare a gola spiegata mentre attorno a noi clienti e commessi piroetterebbero romanticamente lungo le corsie. Invece, dopo un momento che non so quantificare ci allontaniamo, ognuno verso le sue faccende, i rispettivi compagni, la ricerca di zucchero, olio, caffé.

Surreale, ma bello.
(che, tra le altre cose, è la battuta che Hugh Grant dice a Julia Roberts in "Notting Hill").

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mercoledì, 04 ottobre 2006

Stamattina

C'è il sole, ma essendo ancora un po' raffreddata, indosso jeans, maglia maniche tre quarti scollo a v, maglioncino con cappuccio e zip, scarpe da passeggio + zainetto (cuffie per ascoltare Bublé camminando e che fatica non ballare).
Comunque non il massimo per sentirsi almeno un po' gnocca.
  (Donne di passaggio, ma anche a voi i capelli si spettinano dopo cinque minuti cinque?)

Però esistono gli amici. E proprio stamattina ho trovato nella posta un complimento inaspettato di un amico che non ho mai visto (e che voglio vedere prima o poi assolutamente) a cui voglio un mondo di bene. Quanto si può contribuire alla serenità di un altro essere umano con le parole (una parola!) è cosa che mi stupisce sempre.

Così. un po' per festeggiare, un po' per ricordarmi che posso anche essere così, ho deciso postare oggi questa foto presa dallo sparutissimo archivio delle Foto in Cui Mi Piaccio sepolte sotto il corposo faldone delle Foto Insulse (l'archivio delle Foto In Cui Faccio Schifo non esiste perché tali foto vengono subito distrutte).

Eccola. Buona giornata, amici.Anna

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categoria:a proposito di anna
lunedì, 02 ottobre 2006

Non tutto il male vien per nuocere.

Premesso che dei reality attualmente imperversanti (e pure di quelli futuri) penso tutto il male possibile, devo registrare un imprevedibile effetto-Pupa-e-Secchione sulle giovani menti delle mie allieve più vivaci.
La levata di scudi contro il programma e in particolar modo contro le  sedicenti pupe è stata unanime, tanto da indurmi a vedere almeno la striscia serale per farmi un'idea. Ecco cosa credo sia successo: le mie ragazze si sono trovate di fronte ad una specie di specchio distorto in cui hanno avuto l'impressione di vedere quello che potrebbero diventare. Nessuna meraviglia che sia siano arrabbiate. 
Il passo successivo è stato cercare di correre ai ripari. Con la mia collega hanno preso l'impegno di vedere il telegiornale tutte le sere (non so quanto questo le renda davvero informate sulla realtà, ma insomma è una cosa). Quanto alle mie lezioni posso registrare un livello di attenzione mai sperimentato prima.
Non mi illudo che la cosa duri in questo modo molto a lungo, ma il cammino verso la consapevolezza di sè e del posto che si vuole occupare nel mondo, è lungo e pieno di insidie.

Oggi, parlando in un momento di pausa dell'atteggiamento schifato che le pupe mostrano a volte nei confronti dei secchioni, atteggiamento che loro disapprovano, hanno dovuto però convenire di essere più spesso attratte dai ragazzi rudi e ignoranti che da quelli colti e intelligenti. La cosa è per me inspiegabile.

A quindici anni io stavo con un secchione alto e magro come un chiodo la cui principale attrattiva dal punto di vista fisico erano un paio di occhi verdi. Però suonava la chitarra solista come un angelo rock, aveva una conversazione arguta e intelligente e senso dell'umorismo da vendere (cose tutte che, quando ancora non fai sesso, risultano essere essenziali). Mi piaceva che come me avesse degli ideali e un sano senso dell'onore e per quanto non fosse essenziale, mi piaceva che fosse un secchione!
Io fui il suo primo bacio, lui il mio secondo (ma il primo se non ci fosse stato sarebbe stato meglio). Restammo  insieme 4 anni con in mezzo un intervallo di un anno in cui lui andò a vivere in un'altra città. Nonostante lui volesse, non mi convinsi mai a fare l'amore con lui che rispettò la mia volontà. La verità è che non mi sentivo pronta a farlo o forse, dal momento che allora pensavo che  avrei fatto sesso unicamente con l'uomo giusto, (quello che avrei sposato, per intenderci) sentivo che semplicemente non sarebbe stato lui quell'uomo.
Quando ci lasciammo, diciamo per esaurimento della relazione lui si mise con una studentessa di medicina  e insieme decisero che avrebbero  fatto l'amore solo dopo il matrimonio. Si sposarono e ora sono felici genitori di due figli. Lui è diventato ingegnere elettronico e credo suoni ancora la chitarra di tanto in tanto. 
Quanto a me dopo aver tanto resistito io feci infine l'amore alla veneranda età di ventuno anni mentre ero negli Stati Uniti, con un ragazzo di origine iraniana dal fisico ragguardevole. Non era un secchione, ma nemmeno un idiota. Era però un discreto stronzo e la mai prima volta  fu assai deprimente  proprio perché il giovanotto non era precisamente un miracolo di sensibilità e attenzione.

Curiosamente io non  trovai subito l'uomo giusto  che vagheggiavo  e quindi ci furono per i miei gusti fin troppi tentativi , tra cui alcuni (leggi: molti) decisamente sbagliati che avrei potuto risparmiarmi, ma questa è un'altra storia.

Ancora oggi comunque non mi spiego come mai qui a scuola le ragazze più popolari ignorino sistematicamente i  ragazzi più interessanti non solo dal punto di vista della sensibilità e dell'intelligenza , ma anche dal punto di vista fisico se sono educati e gentili,  mentre si ostinino   a prediligere i caciaroni rudi e maleducati (magari anche se brutti) che sistematicamente prendono i loro cuoricini, li fanno in piccoli pezzi e ci ballerebbero sopra una giga scozzese se solo  sapessero cos'è.
Per fortuna esistono anche altre ragazze con occhi per vedere e sensibilità per accorgersi di chi non si fa notare. Peccato che a volte i timidi-intelligenti-sensibili muoiano invece dietro alle stronzette. Insomma è un serpente che si morde la coda.

Detto questo, lungi da me giustificare la presenza di programmi-spazzatura, ma se possiamo almeno portare a casa il risultato di un minimo di autoriflessione da parte delle ragazze e dei ragazzi più lungimiranti, accompagnata dal desiderio di farsi almeno una cultura di base beh, è meglio che niente.

postato da: Ihadadream alle ore 14:56 | Permalink | commenti (15)
categoria:riflessioni, scuola, tv