Cose da non credere.
In cui chi scrive fornisce alcune pacate spiegazioni circa il suo moderatissimo entusiasmo all'idea di riprendere il lavoro e conclude rivolgendo un accorato appello ai lettori (e poi vi assicuro che non ne parlo più).
Io insegno in una scuola che se la chiami così i miei capi si irritano.
Non parlo del mio direttore, brav'uomo, ma dei mega direttori intergalattici che risiedono nel capoluogo della mia regione.
Il nostro è un centro di servizi formativi, scusate se è poco.
Nemmeno la parola insegnante gli piace granché a quelli. Docente è benignamente tollerato, formatore è la definizione giusta. Tutti e tre i termini non cambiano comunque la realtà che vede il suddetto insegnatedocenteformatorechedirsivoglia occupare lo spazio normalmente assegnato al "due di picche" o, se volete, alla proverbiale "ultima ruota del carro".
Nessuna sorpresa che qui siano in pochi a voler insegnare. Da una quindicina di anni a questa parte c'è stata una corsa da parte di molti a cercare di occupare le nuove funzioni che si venivano delineando con il nuovo assetto del centro: responsabile di commessa, tutor, progettista, ecc. Io non ero interessata a nessuno di questi ruoli. Insegnare è quello che so fare, dunque ho continuato, nonostante il compatimento di quanti qui dentro dicevano che "non si può più fare solo il professore, insomma ecchediamine!". Adesso siamo al punto che ci tocca assumere gente esterna con contratti a termine per coprire i posti di chi in classe non ci va più.
Per farla breve, i nostri corsi sono finanziati dalla regione che stabilisce certe regole cui non possiamo contravvenire pena il pagamento di penalità e il rischio di perdere l'approvazione di altri corsi l'anno successivo.
Tanto per cominciare stabilisce un numero preciso di alunni per classe. Per esempio, in prima devono essere 18, non uno di più non uno di meno (salvo richiesta straordinaria e motivata di deroga). Se ne perdiamo uno e non riusciamo a sostituirlo, paghiamo. La conseguenza immediata è che, salvo un tentativo di omicidio colto in flagrante, non possiamo espellere nessuno. Possiamo sospendere, ma con moderazione onde evitare che il frugoletto non si scoraggi e decida di abbandonare la scuola. Per lo stesso motivo (udite, udite) non possiamo bocciare, se non, in linea assolutamente teorica, alla fine del ciclo formativo, cioè all'esame finale (cosa che non accade quasi mai, se no sorgono problemi di altro tipo)
Cosa succede allora al prof che presenta agli scrutini di fine anno votazioni insufficienti? E' costretto ad alzarle con la magra consolazione dell'aggiunta di due consonanti: V.C. (voto di consiglio) di cui non frega una cippa a nessuno. In pratica perde la faccia.
Cosa fa allora l'insegnante che vuole salvare la capra della propria dignità e i cavoli rappresentati dalla necessità di trasmettere un minimo di contenuti e mantenere una parvenza di disciplina? Abbassa drasticamente le proprie pretese e nel contempo fa salti mortali e giochi di prestigio per interessare/trattenere/divertire la turba schiamazzante che sempre più rifiuta (letteralmente) di fare il benché minimo sforzo. Credetemi, non è facile.
L'anno scorso mi è andata discretamente. Ho tenuto un laboratorio di poesia e ha funzionato, ma io ho molto margine di azione. Chi insegna tecnologia meccanica, tanto per fare un esempio, ha qualche difficoltà in più. Ancora non si è piegato a fare, che so, improvvisare un rap per imparare qualche formula.
Usufruendo di finanziamenti pubblici siamo, come è giusto, soggetti ad ispezioni a sorpresa. Il punto cruciale è quello che viene ispezionato. La cosa più importante dell'universo è la correttezza nella compilazione dei registri: le firme devone essere identiche a quelle depositate e nessuna deve mancare (questo posso pure capirlo perchè si deve controllare che il corso non sia puramente fittizio). Sui registri vegliano le nostre fide segretarie che ci segnalano qualsiasi anomalia. Va da sè che la prima cosa che un insegnante deve fare appena entrato in classe è firmare il registro. Scordatevi il registro che si usa nella scuola statale. Si tratta di tutt'altra cosa. Firmano i ragazzi e poi noi. Sul frontespizio c'è un foglio, che cambia tutte le settimane, con l'orario. Io devo solo fedelmente copiare una cosa di questo genere:
Competenze di base: comunicare in lingua italiana.
Argomento: (che so) regole di sintesi e di argomentazione
orario: 9.00-10.00
Firma: Anna Ihadadream
La cosa interessante riguarda gli argomenti. Sono già stabiliti per tutto l'anno in base al progetto. Io devo solo copiare quello ce c'è scritto e gli ispettori andranno in brodo di giuggiole nel rilevare che tutto corrisponde. Quello che succede quindi è che, dopo aver firmato con la massima cura, io chiudo il registro e spiego quello che voglio e siccome sono una persona con una coscienza, non uso quel tempo per leggere il giornale o insegnare ai ragazzi a costruire una bomba artigianale. Faccio italiano. Lo faccio in modo che imparino qualcosa e si divertano allo stesso tempo. A volte ci riesco a volte no. Il punto è che nessuno controlla la qualità dell'insegnamento e considerato il tipo di burocrati che girano è una benedizione che sia così.
Da questa assurdità deriva quanto meno il vantaggio non trascurabile che, se sulla carta siamo rigidamente ingabbiati in contenuti predeterminati da gente che magari non ha mai visto una classe, nella realtà godiamo di una discreta libertà di insegnamento, sconosciuta in altre scuole. (Del resto i programmi che dovremmo svolgere sono tali che sarebbe pressocchè impossibile svolgerli con le ore a disposizione e con il tipo di allievi che abbiamo.)
Siamo però sommersi dalla carta. Dobbiamo certificare/spiegare/motivare ogni cosa. Intanto viene risicato il tempo per i nostri ragazzi che spesso vivono realtà difficili, sono soli e spauriti. E ogni anno la quantità di carta aumenta e il tempo per le cose reali diminuisce. Questo panorama desolante non deve però farvi pensare che la qualità dell'insegnamento sia scadente. Sulle risme di carta e le pile di dischetti del computer si elevano indomiti un manipolo di insegnanti che nonostante tutto continuano a fare bene il loro mestiere. Belle persone che non si risparmiano e che ho piacere di incontrare ogni giorno. Nella logica che ho io, di valutare soprattutto le cose positive, questo è un elemento non da poco.
Con tutto questo però, mantenere però un livello di passione ed entusiasmo tale da fare il mio lavoro in modo efficace non è facile. Anzi, personalmente al momento mi appare difficilissimo. Aggiungete che, non essendo più giovanissima, patisco più di prima quando un pischello di 15 anni mi manda a stendere. E vero che mi affeziono anche ai miei topini, ma se volete la cruda verità io sono proprio un po' stanca di combattere. E' giunto quindi il momento di rivolgere il mio A.A.
Appello Accorato.
Come potete immaginare non sono esente dalla necessità di pagare le bollette, fare la spesa e cosucce di questo genere. Se potessi far fronte a queste cose da un un casolare immerso nel verde circondata dagli animali che amo, dedicandomi alla scrittura e ai miei passatempi creativi, lo farei seduta stante, ma tant'è.
Premesso questo, mi rendo disponibile per un altro lavoro tenuto conto di quanto segue:
Punti forti:
- sono laureata in lingue, parlo bene l'inglese e potrei per esempio tradurre in italiano romanzi (non dico cose importanti, magari gialli o simil Harmony o fantasy che amo e di cui sono abbastanza esperta); in francese me la cavo e basta:
-amo gli animali e ci so fare con loro, mi piace vivere a contatto con la natura:
- mi piace il contatto con la gente e ciò che riguarda l'ospitalità, se qualcuno vuole disfarsi del suo bed and breakfast o agriturismo in cambio di una canzone (non so se conoscete questo modo di dire) o magari vuole solo affidarmelo in gestione, io sono qui;
- sono una a cui piace imparare:
- credo che saprei gestire la posta del cuore di una rivista ammesso che esistano ancora cose del genere;
- so recitare.
- sono una tipa leale;
- sono abbastanza creativa;
- sorrido molto;
- mi affeziono alle persone
- credo nei miracoli;
- sono disposta a trasferirmi, purché ovviamente la cosa coinvolga il mio compagno che è uno di quei tipi che sa fare di tutto (premesso che lui ha già un discreto un lavoro, ma amerebbe come me fare il contadino);
Punti deboli:
- ho la patente ma non so guidare.
- non so e non amo fingere, adulare, intrallazzare;
- non so fare i conti (se non quelli più elementari e non bene):
- mi affeziono alle persone;
- non ho moltissima pazienza, se non forse con gli animali.
Al momento non mi viene in mente altro se non che quello che ho appena scritto è assolutamente folle e forse frutto dell'afa e della disperazione al pensiero dell'imminente inizio dei corsi (next week!)
Detto questo, vado a casa perché sono esausta. Qui fa un caldo bestiale e io devo ancora passare dal supermercato che stasera faccio l'insalata di riso. (non ho nemmeno la forza di vedere se ho fatto errori, anzi ci saranno sicuramente. Scusate, li correggo domani.)