giovedì, 27 aprile 2006

Inizi

Sono affascinata dagli inizi. Ancora di più dalle storie di chi ricomincia.
C'è racchiusa un'enorme energia nell'atto sacro del ricominciare, magari con i "logori arnesi" di cui parla Kipling. Sono un'attenta ascoltatrice delle storie di chi ,vuoi  improvvisamente vuoi dopo lunghe meditazioni, cambia strada, si reinventa una vita. Ascolto e provo l'invidia buona di chi vorrebbe avere maturato lo stesso coraggio o avere avuto in dono la stessa opportunità, ma ugualmente augura ogni bene. E sono grata di ricevere un po' di quell'energia, un po' di quell'entusiasmo.

Ogni inizio racchiude una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta.  Dice Hesse.
E' vero, c'è magia negli inizi, per quanto trepidante e ignoto sia il primo passo. Conosco persone che hanno lasciato lavori sicuri per vivere di una passione. Altri che si sono trasferiti,  per amore o per lavoro, aldilà dell'oceano. Gente che ha ricevuto un'occasione inaspettata quando sembrava che la vita non avesse più nulla di entusiasmante da offrire. Mi riferisco in particolare alla mamma più che settantenne di un amico che è volata al Cairo ad insegnare italiano in una scuola ed è felice come una pasqua.
Quando sento storie come questa mi rallegro perché mi fanno pensare che prima o poi magari capiterà anche a me l'opportunità bella di cambiare, sotto qualche aspetto, vita. Che so, avrò la parte che sogno, o forse mi capiterà tra capo e collo la casa in campagna che vorrei, per viverci con il mio compagno e i miei animali. Cose così ne potrei immaginare un mucchio. Nel frattempo, senza starci ad almanaccare troppo, cerco di collezionare buoni inizi di giornata e altrettanti buoni proseguimenti perché ho quel filo di saggezza sufficiente per sapere che, tra gli inizi e le fini, c'è da occuparsi e bene di quel che ci sta in mezzo...

Anche quel che  sta in mezzo però, a pensarci con attenzione, è costellato di piccoli "ricominci" ,che è parola che non si dice, ma pazienza, rende l'idea. Si ricomincia dopo un'arrabbiatura,  un riposino, un pasto, una delusione, una pausa caffé, un errore. Ce n'è di cose che fanno ricominciare in minuscoli piccoli modi ogni giorno. Ad accorgersi che è un ricomincio uno ci metterebbe anche più baldanza. Ci si accingerebbe col piglio dell'avventura. Chissà.
Se mi guardo indietro ne vedo già una discreta fila di questi ricominci: case in cui ho abitato, amori che mi hanno travolto, primi passi incerti dopo una batosta. Anche questo blog è un inizio, anche se non so bene di che cosa (e questo è il bello, mi sembra).

Il guaio però è che a volte gli inizi sono travestiti da perdite che  macinano il cuore. Dolori che col ricomincio non vogliono nemmeno averci a che fare.  Ci sono inizi che ti piombano addosso come predatori quando te ne stai su una strada che ti piace, che proprio non se ne parla di cambiarla, va bene così. Invece ti tocca.
Ti tocca, come toccherà a quelle persone scaraventate proprio oggi nel lutto da una bomba vigliacca. Toccherà  scavare dentro a una cosa  orrenda e trovarci un nuovo inizio. Ci volessero le unghie e i denti. Perché c'è un piccolo da tenere per mano. Perché c'è la vita che sussurra piano di ricominciare. E che è paziente, aspetta il tempo giusto, il tempo buono. Per ricominciare a respirare, a mettere con fatica un piede avanti all'altro, a emergere dal letto senza maledire il giorno.

Scriveva Don Mazzolari: "Ricominciare è un modo per assomigliare a Dio, l'unico che sa e può dare inizio" .
Il resto, come ha scritto un mio saggio amico, chiede silenzio.

postato da: Ihadadream alle ore 16:18 | Permalink | commenti (33)
categoria:giochi di scrittura
lunedì, 24 aprile 2006

QuestionarioJames_Lipton

Per molto tempo non mi sono persa una puntata del programma "Inside the Actor's Studio", in onda sul canale Planet (non so se lo è ancora perché quel canale attualmente lo vedo malissimo). C'è un "bravo" e un po' sinistro presentatore, James Lipton (in realtà il preside della scuola) che intervista registi, musicisti, ma soprattutto attori famosi davanti ad una platea di allievi. E' un programma molto interessante, non solo per gli addetti ai lavori, in cui, grazie a Dio,  non c'è spazio per il gossip.
L'intervista si conclude sempre con un questionario inventato dal presentatore francese del programma Bouillon de culture, Bernard Pivot, che James Lipton non esita a definire "my hero".
Il questionario si rifà, a sua volta, ad un altro, più lungo e articolato, posto in due diverse occasioni a Marcel Proust (quando aveva 13 anni e  poi a 20)

Comincerei con quello di Bernard Pivot e quelle che seguono sono le mie risposte.
Se volete potete rispondere anche voi riportando solo il numero della domanda. (Se poi al questionario avete già risposto 100 volte su altri blog, scusate, ma sono nuova del quartiere).

1. Qual è la tua parola preferita?
    Compassione (per il significato e il suono); sortilegio (per il suono)
2. Qual è la parola che ti piace meno?
   
Rampante
3. Cosa ti stimola/ti eccita (in inglese turn on) creativamente, spiritualmente o emotivamente?
    Stare a contatto con la natura, con gli animali in particolare.
4. Cosa invece ti deprime?
   
Falsità e ipocrisia.
5. Qual è la tua parolaccia preferita?
   
Merda secca.
6. Quale suono o rumore ami?
  
La risata del mio compagno.
7. Quale suono o rumore non sopporti?
     Musica troppo forte  da un'auto che passa.
8. Quale professione, diversa dalla tua, ti piacerebbe svolgere?
   
Etologa. Che so, star dietro a un branco di lupi per studiarne il comportamento. Cose così.
9. Quale professione non svolgeresti mai?
   
Facile: macellaio.
10. Se il Paradiso esistesse, cosa vorresti sentirti dire da Dio al tuo arrivo ai cancelli del Cielo?
    
Il Paradiso esiste, tanto per cominciare.
        Vorrei sentirmi dire: "Bentornata a casa, mia amata."

Prossimamente, se interessa (altrimenti no, è chiaro) fornirò il questionario di Proust cui accennavo prima.
Chi se la cava con l'inglese può andare a compilare quello di Bernard Pivot online, scegliendo tra le risposte già fornite dagli ospiti della trasmissione di James Lipton, a questo indirizzo:
http://www.bravotv.com/Inside_the_Actors_Studio/Personality_Profile 

postato da: Ihadadream alle ore 10:18 | Permalink | commenti (15)
categoria:questionari
mercoledì, 19 aprile 2006

Il punto della situazionevolpicina fatata

Oggi questo blog compie 45 giorni. Praticamente una creatura.
Confesso che non è stato il mio primo. Lo ha preceduto quello che considero una specie di "prova tecnica di trasmissione", durata un mese o giù di lì. Era su Libero e sfoggiava come titolo beneaugurante: Cambiovita.
Siccome nutro un particolare amore per le volpi, avevo deciso di adottare come nickname una traduzione esotica di "volpe" magari in lingua Cherokee o Inuit. Dopo una lunga ed estenuante ricerca, nessuno dei termini trovati nelle più svariate lingue del globo terracqueo mi era parsa soddisfacente, perciò  avevo  optato per il titolo di un libro della mia infanzia, volpicina fatata.
Iniziai piena di baldanza, ma subito il luogo mi parve assai poco frequentato. Forse quello che scrivevo non interessava, forse non avevo ancora trovato la giusta voce. Fatto sta che la cosa non decollava.
Sul blog apparivano i nickname dei visitatori, alcuni piuttosto inquietanti. Quando appresi della rapida sosta di "mipiacimaiala"  e "facciamosessocaldo", cominciai a riflettere seriamente. Cosa poteva mai volere mipiacimaiala da volpicina fatata?! E a cosa servirà mai specificare la temperatura del sesso?  c'è forse qualcuno interessato a fare del sesso freddo? polare, magari?
Arrivai alla conclusione che  c'erano persone al mondo a cui  volpicina fatata evocava animalistiche perversioni sessuali. Era qualcosa che non avevo davvero previsto.
Naturalmente, a questi ambigui personaggi era sufficiente una rapida scorsa ai miei scritti per decidere che il blog non si confaceva alle loro aspettative e cambiare aria. Il problema era che però ben poche persone interessanti o interessate capitavano lì. Alla fine me ne distaccai anch'io, neppure tanto piano. Negli ultimi post mi limitai ad incollare testi altrui e alla fine decisi di chiuderlo. Senza rimpianti. Volpicina fatata, addio.
L'ambiente di Splinder mi parve in linea di massima più stimolante, con presenze di tutto rispetto.
Il 6 marzo aprii "Se mi cerca Spielberg", praticamente senza aspettarmi niente.
Ho scoperto che per molte cose questo è l'atteggiamento giusto per attirare belle sorprese. (Il problema è che a volte è proprio difficile non aspettarsi niente, ma questo argomento ci porterebbe lontano, lasciamo perdere). Questo caso non ha fatto eccezione.

E così mi sono trovata ad incrociare la strada di persone  speciali. Dico davvero.
E ognuna di esse con un dono nelle mani.
Per esempio, c'è gente che scrive proprio bene. Mica scherzi. Tanto che se avessi aperto il blog con velleità letterarie avrei già chiuso baracca e burattini. (Non basta essere in buoni rapporti con la sintassi per scrivere bene).  Eppure non è neanche quello che le rende speciali.
 
Sono le persone che vedete linkate qui.
Siete voi, che magari state leggendo proprio ora.
Scusate se divento sentimentale (ma chi voglio prendere in giro, io sono sentimentale), ma mi basta vedere l'icona, un saluto, un sorriso e mi sento meglio. Una giornata pesante si alleggerisce. Può succedere che, nella stessa giornata,  mi illanguidisca di tenerezza e subito dopo mi faccia una risata.

Non mi aspettavo di trovare persone così.
Non mi aspettavo soprattutto questo rispetto. Non mi aspettavo la delicatezza, il pudore che hanno accompagnato e accompagnano questo "processo" di avvicinamento e conoscenza che somiglia tanto al rito di addomesticamento di cui parla la volpe (!) al piccolo principe e che mi sembra stia un po' venendo a mancare nel frettoloso mondo "reale".
Non mi aspettavo  questa magia nelle parole che suggerisce così tanto di chi scrive.
Non mi aspettavo che un nome rivelato in privato contenesse tutta l'emozione del dono.
Il Nome. In certe culture  non si rivela alla leggera perché farlo conferisce all'altro potere su di noi.

(...) conoscere il vero nome di una persona significa conoscere il modo di vita e gli attributi che ha l'anima di quella persona. E  il motivo per cui il vero nome è spesso tenuto segreto è di proteggere colui che quel nome porta affinché possa crescere nel potere del nome, affinché nessuno lo denigri o lo distragga da esso, e l'autorità spirituale della persona possa svilupparsi appieno.*

Allo stesso tempo:

Dire il nome di una persona è come esprimere un augurio o benedirla.*

Da neofita del web quale sono non pretendo certo di avere la parola definitiva su una querelle su cui mi sembra si dibatta da tempo, quella relativa alle amicizie nate sul blog. Sono reali? Non lo sono? Al momento più che la risposta, mi interessa vivere la domanda, come diceva Rilke, se non sbaglio. Il mio interesse verso le persone che ho incontrato è reale. Non ho controllo su quello che gli altri pensano e su come vivono queste cose, ma so come le sto vivendo io. Con delicatezza, spero. E lo stesso rispetto che ricevo.
I care. Si dice in inglese. Me ne importa. Credo sia un buon modo di sintetizzare quello che provo. Diversamente ci vorrebbero troppe parole e sarebbe noioso.

Qualcuno di voi potrebbe forse dire, a ragione, che il mio bilancio è prematuro. Fanno ancora in tempo ad arrivare le delusioni, immagino. Ho letto qualche post in giro a questo proposito. Mi piace però pensare che, nel caso, qualcuna delle persone elencate qui, mi lascerà una faccina sorridente, posterà un saluto, mi spedirà un abbraccio. Esattamente come farei io.
Proprio stamattina, sul libro di Paola Mastrocola, Che animale sei? Storia di una pennnuta, ho trovato questa frase:

Certo, uno preferirebbe vederli gli amici. Ma non si può avere tutto nella vita: è già molto avere degli amici, e se non si riescono a vedere, pazienza, uno può sempre immaginarseli.

Giusto.
Immaginarseli.
Affaccendati o stanchi, sorridenti o pensosi. Intenti alle cose che amano o ai doveri quotidiani. Fino al momento in cui, seduti ad un computer, aprono quella piccola strada che  conduce,  me come altri, al loro mondo.

Che dire?

Ovunque voi siate. Comunque voi siate, grazie, gente.

Dio vi benedica.

*C.Pinkola Estés - Donne che corrono coi lupi - Frassinelli ed.

postato da: Ihadadream alle ore 15:12 | Permalink | commenti (37)
categoria:riflessioni
domenica, 16 aprile 2006

He is risen Pasqua gioiosa a tutti!

Grazie di aver incrociato la mia strada.

Anna

postato da: Ihadadream alle ore 08:34 | Permalink | commenti (7)
categoria:auguri
venerdì, 14 aprile 2006

Venerdì Santo

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.Giotto
Giovanni, 15,13

A tutti coloro che, credenti e non, hanno dato la vita perché altri potessero vivere.

A tutti quelli che la vita la danno ogni giorno, nascostamente, attraverso gesti piccoli e grandi.
A quelli che faticosamente accendono per sé e per altri, magari dal fondo di esistenze di quieta disperazione,  lumi tremuli di speranza.
A voi, nel giorno in cui tutto sembra perduto e ogni possibile strada smarrita, va il mio pensiero tenace.
La mia ostinata preghiera.

postato da: Ihadadream alle ore 08:06 | Permalink | commenti (21)
categoria:riflessioni
martedì, 11 aprile 2006

Pare che...

Pare che contrariamente alle mie perplessità lo spettacolo sia andato bene.
Pare che il pubblico, accorso (parola molto grossa) nonostante la pioggia battente, abbia gradito non poco.
Pare che né gli attori, né i tecnici luci e suono, abbiano sbagliato alcunché.
Pare persino che un personaggio autorevole presente in sala, la cui identità resta un mistero, abbia commentato che non si aspettava di trovare in un piccolo paese uno spettacolo così.
Pare inoltre che ancora una volta si sia rivelato fondato il detto secondo cui a una disastrosa prova generale fa seguito una buona prima.

A tutti coloro che hanno manifestato il  loro sostegno: grazie di cuore. 

postato da: Ihadadream alle ore 09:00 | Permalink | commenti (16)
categoria:a proposito di anna
sabato, 08 aprile 2006

                        Debutto minoreanna

La compagnia Teatro dei Passi debutta lunedì 10 aprile a Grignasco (Novara) con lo spettacolo "I nemici svegli - voci di gente sulla via della croce" dell'autrice Eleonora Bellini. Regia di Guido Tonetti.
La rappresentazione, una sorta di  poetica Via Crucis, si situa nell'ambito delle manifestazioni previste dal Progetto Passio varato dalla diocesi di Novara per il periodo quaresimale.  La rappresentazione avrà luogo presso il teatro della Società degli Operai alle ore 21.00.
L'attrice che vedete ritratta nella foto interpreta del tutto indegnamente il ruolo di Maria, Madre di Gesù.

Per informazioni: www.passionovara.it


postato da: Ihadadream alle ore 14:16 | Permalink | commenti (12)
categoria:
mercoledì, 05 aprile 2006

Signori si nasceWaiting-For-Company-Print-C11737902 

Sto attraversando un periodo di vacche magre.
E' già un progresso rispetto all'anno scorso, quando
 i miti quadrupedi erano davvero deperiti.
Non che le mie vacche siano mai state davvero grasse, al massimo leggermente in carne. Io però mi comportavo come se lo fossero, da signora.
Pur non appartenendo alla categoria di quelli che spendono più di quello che guadagnano, ho sempre considerato il denaro un mezzo per rendere la vita un po' più agevole e non qualcosa da tesaurizzare con accanimento. Vero è che non avendo prole da mantenere, questo stile di vita era molto più facile da condurre. C'era un tempo, lo ricordo ancora bene, in cui potevo permettermi un viaggio all'anno, qualche volta anche oltre oceano e, se mi serviva un vestito o un paio di scarpe, uscivo e lo compravo. Andavo in libreria e potevo uscirne (udite, udite) anche con due libri! 
Oggi le cose sono un po' cambiate, causa eventi che è superfluo rievocare qui.
Io che, quando andavo a fare la spesa, sceglievo esclusivamente in base al capriccio del momento, ora soppeso ogni acquisto come se da esso dipendesse il  futuro dell'umanità. Sono diventata un'attenta lettrice dei "quotidiani" dei supermercati, un'esperta del tre per due, una vestale dell'offerta speciale.
All'inizio la cosa mi è parsa francamente deprimente. Ancora di più lo era aggirarsi nelle corsie del centro commerciale e rendersi conto che le cose che non potevo permettermi superavano di gran lunga quelle alla mia portata. Ricordo di avere ruminato a lungo e in più occasioni su una confezione di tè Twinings al cocco, prima di decidermi a fare la pazzia di acquistarla. Questo rito si è ripetuto e si ripete sempre per altre cose. Ora so cosa vuol dire prendere in mano un prodotto, rigirarlo tra le mani e poi rimetterlo a posto con un sospiro. So cosa vuol dire riporlo nel carrello e poi farsi a ritroso tutto il supermercato per sistemarlo nuovamente nello scaffale giusto (quanto mi secca trovare cose abbandonate qua e là come relitti!).
Ho anche scoperto che la schiera cui, mio malgrado,  appartengo di soppesatori di acquisti, scaricatori di relitti e  rassegnati sospiratori, è assai numerosa.  Provate, così per curiosità, a farvi un giro per le corsie di uno di questi templi del consumismo e ascoltate le conversazioni. Cogliete brandelli di frasi. Vedrete coppie aggirarsi guidate dalla bussola dello sconto, famigliole smarrite in cerca dell'occasione unica, single all’assalto del tre per due. E su tutti aleggiare un unico interrogativo  "è in offerta?".
  

Ho la tendenza a vedere le cose in positivo e quindi sento che quello che sto attraversando è solo un periodo e che le vacche torneranno  a star bene, ma lasciate che vi dica una cosa. Non è demagogia,  e nemmeno un contentino che mi do per digerire un momento non esaltante. Questa indesiderata situazione economica mi sta insegnando molto. Sui bisogni reali e quelli fittizi, sulle cose davvero importanti e soprattutto sul concetto di povertà. Quando mi sento di lamentarmi perché non posso, che so, comprare i pantaloni Jeckerson che desidero tanto, penso alle mie piccole fortune materiali: un appartamento che, magari non è quello dei miei sogni, ma di cui non devo pagare l'affitto, un lavoro con relativo stipendio più quello del mio compagno (e pazienza se adesso ci stiamo dentro stretti stretti). La povertà è un'altra cosa. E' la disperazione della mia amica del Ghana quando rischiava lo sfratto. Povertà è stringere, cinghie, denti, tutto quanto si può stringere perché sennò a tavola pane e cipolle (del discount). E in altri paesi la povertà e molto peggio di così, è fame, ignoranza, malattia e morte.
Ho imparato, che comunque vadano le mie finanze in futuro, voglio vivere una vita più semplice, e che  non voglio consegnarmi mani e piedi all'ansia di comprare tutto quello che mi capita davanti solo per il fatto che posso farlo.
Ho imparato, vedendo qualcosa che mi attira in una vetrina (e che, magari, potrei anche permettermi) a resistere a precipitarmi dentro. Vado oltre, faccio un giro, ci penso e dopo un po’ finisco quasi sempre per realizzare che quella cosa mi serve come un buco in testa.  Mi accorgo anche di avere la mente come snebbiata, più leggera. Cammino più spedita, dopo.
Da ragazzina conoscevo una signora di mezzi assai scarsi il cui metodo era quello di ripassare ogni giorno davanti alla vetrina dove era esposto l’oggetto del suo desiderio, fintantoché questo finiva per perdere ogni attrattiva. Se poi veniva venduto, amen. Non aveva più la tentazione.
Immagino che chiunque si trovi nella necessità di marcare stretto il saldo del proprio conto corrente, adotti sistemi di questo tipo. Sarebbe anche interessante farne un inventario. Così, per darsi reciprocamente una mano.
Quando e se la mia situazione migliorerà, so che avrò sempre i miei capricci (i viaggi, gli alberghi carini), ma ora, lo spreco fine a se stesso mi fa un po' vergognare.
Credo persino
che tutti quanti, una volta nella vita dovrebbero provare a vivere in ristrettezze. Per affratellarsi ai poveri, in primo luogo. Quelli di casa nostra, tanto per cominciare. Quelli che comprano tarocco per una male indirizzata voglia di essere come gli altri, i supposti vincenti. Quelli che magari passano la domenica pomeriggio al centro commerciale a inseguire sogni di latta e lustrini. Quelli che rimettono a posto i prodotti negli scaffali dopo avergli fatto fare un giro turistico in carrello. Quelli che guardano le vetrine, o hanno smesso di farlo perché tanto…  

C’è dell’altro. Credo che il detto “signori si nasce, ricchi si diventa” sia profondamente vero. Mi duole dirlo, ma ho conosciuto pochi veri signori tra i cosiddetti ricchi. Ho incontrato gente che il poco che aveva lo divideva volentieri e chi, invece, restava aggrappato disperatamente ad un superfluo che per  altri avrebbe significato una vita decente.
Mi chiedo che gusto ci sia ad essere ricchi se non si è  signori. Se non si tratta il denaro con intelligente generosità. Con leggerezza e stile (che non significa sperperare). Mio padre che, nonostante un lavoro di un certo prestigio, non si è mai arricchito (6 figli da mantenere fino all’università!), era un maestro di quest’arte. 
Io non contesto ai ricchi la loro ricchezza, anch’io vorrei avere denaro sufficiente per togliermi tutti gli sfizi (che sono tanti), ma l’indifferenza verso chi è povero, quella mi dà fastidio. Certo mi guardo bene dal fare generalizzazioni, ho conosciuto persone molto abbienti che la pensavano diversamente, per fortuna. Persone che non si limitavano alla beneficenza asettica della donazione a questo o a quell’ente, ma entravano in contatto realmente con le persone che aiutavano. 
 

Io sono per una cultura del dono. Quello che a me non serve più, magari a te torna utile quindi te lo cedo. Forse tu hai qualcosa che serve a me e da cui ti puoi separare. Certo, c’è chi è capace di compiere passi giganteschi. Dar via tutto, scegliere il servizio ai poveri. Sono pochi. Sono santi, Dio li benedica (e perdoni me che, confesso, vorrei essere ricca!) Ma c’è qualcosa che noi, comuni mortali, possiamo fare senza sforzo, donare almeno quello che non ci serve e che invece risolve il problema di un altro. Cosa che si può fare anche tra amici. Tempo fa, per fare un esempio concreto, una mia amica mi ha regalato un paio di suoi pantaloni, praticamente nuovi che non le entravano più. 
Sembra facile, ma c’è un sacco di gente che non molla quello che ha, manco morto. Anche se si copre di muffa in una cantina. Perché “non si sa mai”. 

Amo fare regali. La cosa che mi cruccia di più in questo periodo è non poter fare sorprese alle persone che amo.  Certo, i veri doni sono altri, ma qualche volta  mi piacerebbe proprio tornare a casa con un regalino inaspettato e invece non posso. Allora compilo mentalmente delle piccole liste  di cose che acquisterò quando sarà possibile. 
Nel frattempo,  mi consolo pensando che, se signori si nasce, anch’io come Totò, modestamente lo nacqui. 
 

postato da: Ihadadream alle ore 14:08 | Permalink | commenti (22)
categoria:
sabato, 01 aprile 2006

Scrittura creativa

Ho cominciato proprio quest'anno con i miei ragazzi un laboratorio di scrittura dedicato alla poesia.  Esperimento ambizioso, considerato che  insegno in una scuola professionale (da molti neppure definita una scuola) e che  i nostri studenti approdano da noi dopo percorsi fallimentari in altri istituti o catapultati qui dalle medie con il proverbiale calcio nel sedere. Questo sostanzialmente significa: voglia di studiare zero, scarsa autostima, conoscenza di grammatica e sintassi mooolto approssimative.
Contrariamente alle aspettative dei più scettici,  i miei pargoli hanno capito che quella era una discreta opportunità per dar voce al loro animo in modo diverso, senza dare tutti gli "spiegoni" che richiede un tema tradizionale,  e che era pure  un'occasione per giocare.
Quello di stravolgere poesie è un esercizio  (non  inventato da me e piuttosto noto) che li ha divertiti. Lo propongo anche a voi sperando che vogliate cimentarvi. La poesia da stravolgere (con tutto il rispetto per il poeta) è la seguente:

In pace
di L. Sinisgalli

Mastico in pace
croste di pane
davanti al crepuscolo

Quelli che seguono sono due stravolgimenti scritti da Emanuele (18 anni):

Predatore

Sbrindello avidamente
carcasse ancora calde
sotto la luna

Soldato

Assaporo assorto
una zuppetta schifosa
sotto le bombe

Christian (15 anni) invece ha scritto:

Tensione

Trituro nervosamente
le unghie delle mani
mentre aspetto il verdetto

Ragno

Consumo soddisfatto
una mosca incauta
intrappolata nella ragnatela

Pranzo domenicale

Sorseggio schifato
zuppa di cipolle
dai nonni.

Grazie a tutti coloro che vorranno lasciare uno stravolgimento o  proporne altri.

postato da: Ihadadream alle ore 09:58 | Permalink | commenti (24)
categoria:giochi di scrittura