Non una recensione
Nelle serate di domenica 26 e lunedì 27 ho visto su Rai 1 “Gino Bartali, l’intramontabile”, regia di Alberto Negrin.
Gente, mi è piaciuto proprio. Mi è venuto anche il magone. Dalle nostre parti diciamo così quando vengono i lucciconi e dentro la gola si ferma dispettoso un nodo di pianto. Insomma avete capito.
Normalmente alla tele vedo solo film e documentari. Evito le vicende a puntate. Succede sempre che salta fuori qualche impegno o un programma che mi convince di più e finisco col perdermi la conclusione.
Questa volta ad agganciarmi era stato il trailer trasmesso nei giorni precedenti. Personaggi, atmosfera, attori, stralci di battute: tutto l’insieme mi aveva fatto venire una gran voglia di vedermi il film. Sarà stato anche perché quella era l’epoca dei miei genitori o forse perché, anche se ignorante in materia di ciclismo, quei due nomi, Coppi e Bartali, li conoscevo anch’io. Così me le sono guardate quelle due puntate. Godendomi, dopo la prima, anche l’attesa della seconda.
Mi è piaciuto perché mi piacciono le storie e quella era una bella storia. Con un eroe come si deve e poi sudore, lacrime, amore, rivalità. Due nemici-amici capaci di lealtà vera. Vittorie, sconfitte, piccoli e grandi gesti. E su tutto quell’aria canticchiata a mezza voce “vivere senza malinconia…”
Ma lasciatemi dire due parole sugli attori a cominciare dal protagonista, Pierfrancesco Favino (Bartali). Lasciatemi dire: finalmente una faccia vera, non un bambolotto. Una faccia un po’ da contadino con linee marcate e occhi che ci puoi andare a fondo.
E’ stato bravo Pierfrancesco; è diventato Bartali a dispetto di una somiglianza fisica appena accennata, dettaglio non così importante alla fine. Si vede che ha lavorato duro per regalarci quel ruolo di uomo semplice, leale, ruvido e dolcissimo. Non ho visto la sua interpretazione in “Romanzo criminale”, ma già in altre occasioni avevo avuto modo di notare che, diversamente da altri suoi colleghi italiani (naturali e tutto quanto, chi lo nega), che sembrano però recitare sempre lo stesso ruolo, lui riesce a trasformarsi.
Gli altri interpreti non sono stati da meno. Simone Gandolfo, bravissimo, ha dato a Coppi, cui somiglia in modo quasi inquietante, un accento di grande tenerezza. Nicole Grimaudo, ( anche lei una faccia vera) ha reso palpabili la forza e la fragilità di Adriana, moglie di Bartali. Francesco Salvi, asciutto nel ruolo del manager (non so se è il termine adatto), Franco Castellano, in una significativa partecipazione straordinaria e tutti gli altri.
Non so se lo avete notato, ma è un momento in cui gli eroi scarseggiano. Parlo degli eroi veri, magari nascosti, capaci di onestà, dedizione a una causa (anche minima), rispetto della parola data, aiuto disinteressato. Quando parlo con i miei allievi adolescenti, mi dicono disincantati della necessità di adeguarsi al mondo, di farsi furbi, di badare agli affari propri. Poi quando capita che in classe si legga o si veda qualcosa che racconta di un uomo o una donna che hanno dato magari anche la vita per qualcuno, rimangono per qualche istanti muti, interdetti. Ammirati per qualcosa che li incanta, ma che,allo stesso tempo, appare inesorabilmente troppo lontano da quanto hanno intorno. Tutto questo è molto triste.
Personalmente, quello che so di lealtà, dignità, amore, l’ho imparato dai miei genitori. Molto semplicemente. Dal modo in cui vivevano la vita di tutti i giorni. Dalle scelte che facevano, piccole e grandi. Da quel loro accogliere gli altri con disponibilità e rispetto. Dalla loro fedeltà ai principi che avevano scelto di seguire. Dalla sincerità di ogni loro parola.
Io non dico che la soluzione stia nel mostrargli un film come questo, magari fosse così semplice. Ma se dei modelli devono avere, che non siano solo quelli dei reality, per favore. Una volta metà dei miei allievi maschi voleva fare il calciatore. Oggi molti degli stessi ambiscono a essere fotomodelli, o ad un vago “andare in televisione” , magari per essere i nuovi Costantino e Daniele. (Allenarsi tre volte la settimana costa fatica e poi, il sabato sera, chi ha voglia di andare a letto presto per la partita della domenica?) Il fatto è che questo gli viene proposto e sono soprattutto i più culturalmente e socialmente deprivati ad abboccare.
Eppure vi garantisco che le storie affascinano anche loro.Se la televisione gliene propone troppo poche bisogna leggergliele. Raccontargliele con passione.
Io sono cresciuta con i teleromanzi a puntate. “La cittadella”, “David Copperfield”, “I fratelli Karamazov”. STORIE, non so se mi spiego. E tutta la famiglia a vedere le puntate davanti all’unica televisione in bianco e nero. E poi, naturalmente,si leggeva. Anzi, soprattutto.
Ora colgo ogni occasione per leggere qualcosa ai miei ragazzi: E. A. Poe, John Fante, Dickens, persino Shakespeare. C’è solo l’imbarazzo della scelta e a loro piace. In una classe c’è sempre almeno uno di loro che poi comincia a leggere per conto suo. E’ una vittoria piccola, ma importante.
Qualche giorno fa una collega ha chiesto ad un gruppo di ragazzi quali fossero i loro sogni. Uno di loro ci ha pensato un po’ e poi ha detto solo questo: “io sogno di avere un sogno.” Capite? sono così sperduti e insicuri che non si concedono nemmeno il lusso di un sogno. Nessuno gli ha fornito materiale per costruirlo quel sogno. Somigliano un po’ a dei bambini con il naso schiacciato contro i vetri di una vetrina piena di irraggiungibili giocattoli.
Il giorno successivo alla trasmissione del film in due puntate su Bartali, ho sentito due signori anziani rievocare il tempo in cui, bambini, seguivano le imprese dei due ciclisti. Uno dei due commentava stizzito il fatto che la guerra avesse impedito loro di gareggiare per sei anni. “Pensa a tutte le gare che avrebbero potuto vincere!” ha detto guardando davanti a sé, come se li stesse vedendo tagliare il traguardo proprio in quel momento.
Ecco, la guerra fa schifo per molti e più nobili motivi, ma tra questi, magari un po’ in disparte c’è anche quello di aver privato di ansie, emozioni ed esultanze due bambini di allora.
Di aver rubato un po’ dei loro sogni.
(Per chi fosse interessato sul sito: www.ufficiostampa.rai.it c'è un resoconto del regista Alberto Negrin "Gino Bartali, l'intramontabile. Un'avventura sportiva, ma soprattutto umana").









e merli (quanto mi piacciono i merli! stamattina c'era giusto una femmina).
Solo per oggi.
Le mani di Anna.