lunedì, 31 dicembre 2007

Cari amici,

perdonatemi. 

Non ho lasciato auguri natalizi, non ho ricambiato le visite, a dir la verità non mi sono nemmeno avvicinata al pc. Ho lavorato fino all’ultimo, poi ho avuto ospiti che mi hanno tenuto spesso fuori casa. Quando ci sono ritornata sono crollata sul divano.

Da un po’ di tempo  mi sembra che le giornate si siano ristrette e le cose da fare invece siano aumentate. Alla fine sacrifico quello che vorrei fare a favore di quello che devo fare. Non mi va, ma è così.

Non so quando tornerò a scrivere qui. Magari domani, magari tra un mese. Questo spazio voglio tenerlo aperto per ora perché è una parte piccola, ma importante di me.

Vediamo cosa succede.

Ora però voglio lasciare a tutti i miei auguri per il nuovo anno. (Ognuno li metta nell’ordine che preferisce)

Che sia pieno di gioia autentica, di meraviglie inaspettate, di entusiasmo per la vita.

Di amore condiviso.

Di buona salute e saggezza sufficiente per apprezzarla.

Un anno in cui le cose che si vogliono fare siano più numerose di quelle che si devono fare.

Un anno come opportunità preziosa di scoprire le cose veramente importanti.

 

Vi ringrazio della vostra presenza qui e nel mio cuore.
Un abbraccio forte.

 

Anna

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venerdì, 14 dicembre 2007

Non so come sia

Ci sono giorni, come oggi, in cui mi sembra di essere sulla soglia di un pettirosso1miracolo. 
Pare che qualcosa di bello stia per accadere che cambierà in meglio la vita.  Il cuore mi batte un po' più forte come accadeva nei miei Natali di bambina. Eppure non è accaduto nulla di diverso che mi faccia pensare alla realizzazione di un qualche sogno.
Nulla.
A parte forse il pettirosso che si è posato su un cancello a pochi passi da me mentre andavo a scuola.
Ma quello, si sa, non vuol dire niente. O No?

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lunedì, 10 dicembre 2007

Felinitudini

falchi e camioncino 021Dato un contenitore di qualsivoglia forma e dimensione, un gatto degno di questo nome riterrà preciso punto d'onore penetrarvi, anche solo con una zampa.

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lunedì, 10 dicembre 2007

Seconda domenica di Avvento

Dal libro del profeta Isaìa  (11, 1-10)

In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.

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mercoledì, 14 novembre 2007

Cinema! Cinema!

Sere fa sono passata in auto accanto all'ex Cinema Lux. Sul ponte lì accanto ho visto con gli occhi della memoria transitare una famigliola. Mamma e papà a braccetto, due sorelle infagottate nei cappotti col passo impaziente di chi non vede l'ora di arrivare.
Mio padre amava il cinema e ci portava spesso.
I
o amavo il senso di aspettativa che mi prendeva già durante la cena. Amavo quel tratto a piedi che ci separava dalla sala e ne gustavo ogni passo. Anche il freddo dell'inverno non mi dava fastidio
Arrivavamo presto per scegliere i posti migliori. Sedie di legno spartane che non ho mai trovato scomode.
Mi piacevano le chiacchiere fatte nell'attesa masticando una caramella e quindi i trailer dei film in programmazione nei giorni successivi.
Poi si spegnevano le luci, le voci tacevano e cominciava il film.
Luci spente e silenzio.
Erano gli elementi fondamentali di un rito che mi appariva magico.
Era normale per tutti tacere. Per nulla faticoso. Non per me nonostante fossi solo una ragazzina.
Non per le coppiette che si baciavano in ultima fila e neppure per gli altri credo.
Le parole erano per l'intervallo, con i commenti, le critiche, i confronti.
Poi di nuovo silenzio fino alla fine.

Non so cosa sia successo . Non so se è l'abitudine di vedere i film dal salotto del proprio divano o che altro. Sembra che la gente non sia più in grado di permettere che la magia del cinema si disveli, stando in silenzio.
Eppure, le sedie  comode e avvolgenti di adesso,  gli schermi giganteschi che permettono una visione incredibilmente definita, il dolby surround (o comunque si chiami) che ti trascina nel mezzo dell'azione, dovrebbero rendere il silenzio ancora più naturale. Invece si chiacchiera di cose da nulla, si rumina popcorn e chissà che altro. Si tracannano bibite che neanche fossimo nel deserto.
Per questo non ci vado quasi più al cinema. Quando mi prende la nostalgia scelgo il lunedì e la proiezione delle venti quando non c'è quasi nessuno.  Una volta eravamo dentro in tre. Aspetto anche che il film sia in programmazione da un paio di settimane almeno. Se non faccio così rischio di litigare.
L'ultima volta un gentiluomo che non aveva smesso un secondo di ciarlare con la sua gentildonna, alle mie proteste  ha minacciato di mettermi le mani addosso. E non per farmi del bene.

Si dice sempre che è sbagliato mitizzare il passato. Sarà anche vero, ma a me quel cinemino piaceva anche con le sue sedie tarlate e il ronzio della macchina di proiezione con il suofascio di luce danzante di pulviscoli. Lo so che fa tanto "Nuovo Cinema Paradiso", ma che ci volete fare, era così.
Mi piaceva il rito famigliare che ci conduceva in quella sala buia. Era uno dei mattoncini che ha reso serena la mia adolescenza e me lo tengo caro.
Mio padre, fumatore accanito, smise di andare al cinema quando vietarono il fumo in sala. Riuscimmo a trascinarcelo un'ultima volta, in occasione dell'uscita di "Guerre stellari". Poi si accontentò della televisione, che nel frattempo aveva moltiplicato i suoi canali.
Non aveva molte debolezze mio padre, ma il fumo si, ahimé.
Nel frattempo ci eravamo fatte grandi, mia sorella e io, e al cinema ci si andava con il ragazzo o gli amici.
Non ci accorgemmo neppure che era, per la nostra famiglia, finita un'epoca.

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sabato, 03 novembre 2007

Vita vissuta

Raffaele è più che un amico, è un fratello, anzi un fratellino visto che è più giovane.
Nordico che più nordico non si può, anni fa gli ho presentato Camilla, sarda che più sarda non si può, ed è stato letteralmente un colpo di fulmine. Dopo alcuni anni di vita insieme qui in Piemonte, hanno deciso di comune accordo di trasferirsi in Sardegna vicino alla famiglia di lei.
Raffaele è uno che ha la dote di saper aggiustare tutto o quasi, dalla lavatrice alla centrale termonucleare. E’ il classico precisino e la sola parola “approssimazione”  gli fa venire l’orticaria. I genitori di Camilla sono due ottime persone (le conosco personalmente) che invece con la suddetta parola convivono in buona armonia.
Va da sé che qualche disagio da scontro di culture il nostro lo patisce, siccome però ha imparato ad amare la terra che ora lo ospita,  ha pensato bene di trasformare il disagio in humor e sana ironia. Ogni tanto mi fa pervenire resoconti come questi.

La giornata perfetta

Sveglia ore 6.35
Doccia calda (essendo di mia esclusiva proprietà  e installata da me funziona)
Sveglio la mia Camilla.
Vado nell'altro appartamento a trovare la suocera e comincio a preparare la roba da caricare. Precisazione numero uno: la suocera ha sempre minimo due scatoloncini da portare in città, oltre a buste varie. Tutti rigorosamente pesanti come incudini.
Stivo tutto con cura nel capiente portabagagli della mia utilitaria (diesel).
Precisazione numero 2: secondo l'opinione della suocera nel mio portabagagli ci sta tutto quello che desideri, dallo spillo alla portaerei, ed avanza pure spazio, volendo, per caricare eventuali generi alimentari da acquistare durante il viaggio (cassette di frutta e simili).
In ultimo, mi danno sempre quel maledetto pentolone con il sugo fatto in casa.

Aperta parentesi: è’ credenza ormai diffusa nel mondo femminile, soprattutto con l’avanzare dell’età, che all’interno dell’abitacolo la forza dei gravità e la forza centrifuga non possano interagire con le persone o le cose in esso contenute.

Traggo questa conclusione dalle mie esperienze personali. La mia mamma mi fa portare sempre delle stupende torte alla crema, appoggiate come per incanto su una scivolosissima pellicola di stagnola, e coperte con un sacchetto in carta simile a quella del pane. Pretende che la torta arrivi a destinazione (così come me l’ha data) in un viaggio in cui si parte in ritardo, e durante i 40 km che ci separano dalla meta si tenta pure di recuperarlo adottando una guida normale solo per piloti da rally.

Stessa cosa accade con la suocera, perché i “barattoli” che mi caricano in auto sono sempre sprovvisti delle adeguate chiusure ermetiche e contengono condimenti vari che potrebbero rovinare irrimediabilmente la moquette della mia preziosa (in quanto unica) auto.

Alla fine di queste esperienze credo di esser diventato così pratico di “antirovesciamento” di sostanze pericolose, che se un giorno un oscura organizzazione militare mi riempisse il barattolo di pericolosa nitroglicerina riuscirei a recapitarla a destinazione senza il minimo problema.

Io tento sempre di spiegare con pazienza a mamma e suocera che nella fisica esistono le forze dinamiche e quelle statiche. Un conto è appoggiare un vaso privo di coperchio sul tavolo della cucina, un altro è appoggiare lo stesso vaso sul cruscotto o nel baule dell’automobile prossima a viaggiare. Ma tutto è inutile.
Chiusa parentesi.

 

Torniamo al sugo. Dovete sapere che quella del sugo è una fissazione. Già perché tu parti dal paese la mattina, e la suocera ha già in serbo la pentolina del sugo che non si deve rovesciare durante il tragitto pena la fustigazione.

Detta pentolina viene sistemata dalla suocera nel baule, ed io puntualmente la sposto e la metto davanti, affinchè Camilla la tenga con le gambe mentre sta seduta.
Poi,  se la sera dalla città si va in paese, compare magicamente un'altra mitica pentolina che, indovinate cosa contiene??  Sugo ovviamente, che puntualmente viene riposto dalla suocera nel baule, ed altrettanto puntualmente viene spostata da me nella parte anteriore dell'abitacolo.
Dunque, dove eravamo rimasti con la storia??

Ah si, siamo ancora in paese, è mattino, e mi sto accingendo a caricare l'autovettura con i pacchi da portar via. Fatto questo, la suocera sale dietro, e mi si assetta l'automobile che sembra una vera sportiva da campionato superturismo.
Anteriormente sale Camilla, ed alle 7.10 circa, si levano le ancore dal paese e ci si dirige verso la città.
Mo’ si comincia:

Suocera:  Che ore sono Raffaé…?
Genero: -Sono le 7.20 Mamma Rosaria cara.

S: Accellera che siamo in ritardo, devo essere a lavoro alle 8.
G: Ma, mamma Rosaria, mancano solo 20 km siamo quasi a metà strada.

 

Mo’ accelleriamo. Sorpasso in salita in pieno rettilineo, sfruttando tutte le potenzialità del mio propulsore diesel che oramai ha all'attivo quasi 200.000km.
Mo’ a metà sorpasso iniziamo con le solite storie: vai piano ma che fretta c'è, sii prudente, ecc ecc.

Mo’ allora torniamo all'andatura da crociera sugli 80 orari.
Dopo 5 minuti telefona Clara, una collega di lavoro di mamma (notare, sono le 7.40 siamo a 10 km dall'arrivo).

Cla: Pronto, Rosaria, dove sei, stai arrivando?
Mo’ ricomincia con la storia:
e che ore sono.., e quanto manca.., e davanti abbiamo un camion…, e non si può andare più forte.
Poi:  strada in salita tortuosa, camioncino modello fiat OM meglio conosciuto come Lupetto o Leoncino dalla scia fumosa stile locomotiva primi ‘900.
Cosa secondo voi potrebbe passare nel cervello della suocera?

Quale domanda sta per porti???
S: Raffaé.. sorpassarlo non fa*, vero??
Rispondo con un silenzio rispettoso, ma eloquente mentre mi domando e dico, ma come fa una povera autovettura carica con a bordo una suocera timorosa a sorpassare un Fiat OM carico di legna sulla strada tortuosa che porta  alla città??? E poi c'è proprio bisogno di farmi tutte queste domande alle 7.45 del mattino???
Finalmente si arriva al parcheggio denominato "della rotonda" ove ci sono i colleghi di mamma che l'aspettano. Un manipolo di individui che evidentemente non hanno un cavolo da fare la mattina, e pur iniziando a lavorare alle 8.00 sono in piazza dalle 7.35.

Effettuo lo "scarico" della suocera (comprensivo di mie personali maledizioni per avermi lasciato lo sportello chiuso male)

Mi permetto in proposito una digressione doverosa per tutti i conduttori e proprietari di automobili.

L’autovettura è dotata di portiere e finestrini.

Le portiere hanno delle guarnizioni di gomma tutt’intorno.

Per aprire la portiera occorre tirare l’apposita maniglia, non attaccarsi alla manovella (!!!) del finestrino.

Per chiudere la portiera occorre imprimere una certa forza alla stessa in modo che il meccanismo della serratura si agganci.

Domanda: quanta forza occorre imprimere alla portiera per chiuderla correttamente?? Lasciamo stare i kilogrammi forza, i kilogrammi massa, il braccio della potenza, le leve ecc ecc, che sono concetti antisuocera.

Il calcolo della forza necessaria a chiudere correttamente la portiera dell’automezzo è il seguente.

Si osservano i finestrini. 

Se i finestrini sono aperti anche poco, la portiera si chiuderà con poco sforzo.

Se i finestrini sono tutti chiusi occorrerà uno sforzo maggiore.  La colpa è nell’aria che rimane imprigionata nell’abitacolo. Fine del trattato di fisica. 

Ecco invece cosa accade.

Due volte su quattro (finestrino ovviamente chiuso) la portiera viene accostata con forza lieve senza chiudersi.

Una volta su quattro, il soggetto uscente si ricorda le mie precedenti acrobazie (legato come un salame dalla cintura di sicurezza, tutto piegato per chiudere la portiera) la portiera viene letteralmente lanciata come un maglio contro la carrozzeria producendo un sussulto che, oltre al rumore metallico Fiat, ha l’effetto collaterale di farmi cascare la piccola coccinella adesiva dallo specchietto.

Un’unica volta su quattro, magicamente la chiusura della portiera avviene in modo regolare e sul volto del guidatore appare un sorriso inebetito.

Fine della digressione.

Altri 5 tornanti e siamo a casa in centro paese.

Qui avvengono le procedure di scarico portuale al molo 1,(marciapiede di casa di Tore, il suocero) ove vengono estratte dalla stiva dell'auto le scatole contenenti incudini, e le buste contenenti macigni.
Poi c'è la mitica pentolina con il sugo, che anche questa volta è rimasta in piedi.
Mo’ finalmente saluto Camilla e mi dirigo con succulenta sigaretta tra le labbra verso il bar dell’anziana Rosina ove mi attendono  cappuccino e cornetto caldo (Brioche).

Torno a casa, prendo Camilla e l'accompagno fino al lavoro, poi mi dirigo al mio ufficio circa il quale non c’è nulla di interessante da riferire.
Ore 13: fine orario lavorativo mattutino.
Partenza verso il negozio di Camilla, carico al volo della suddetta e direzione casa. Squilla imprevisto il telefono. E’ la suocera che dice di andarla a prendere in Via delle Vie.
Inversione di marcia, si va in Via delle Vie. Trovata la suocera, si scopre che questa mattina con il lavoro che fa ha tagliato delle piante nel parchetto del comune, e che delle pianticine s’è fatta legna da ardere che mamma Rosaria è autorizzata a portarsi a casa.

Lestamente incominciano le operazioni di carico al molo 2 (marciapiede del comune) Abbassiamo metà schienale posteriore, togliamo il pianale posteriore, cominciamo a caricare legna. Ovviamente non c'è da dubitare che i manovali (femminili)  porgano la massima attenzione alle plastiche interne dell'abitacolo, ai rivestimenti in tessuto, ed ai rivestimenti interni del tetto dell'autovettura (si chiama autovettura per trasporto persone, non automezzo pick-up per trasporto materiali, no,  perché a volte sembra che se lo dimentichino).
Ore 13.45 circa, si riparte verso casa con la macchina piena di legna.
Una volta a casa si mette l'acqua sul fuoco (perché solitamente a casa non c'è nessuno). Ovviamente seguono le operazioni di scarico portuale al molo 1 (marciapiede casa di Tore).
Ore 14.20: finalmente il povero Raffaele, dopo aver fatto carico e scarico di legna si siede a pranzo.
Il tempo di mangiare ed alle 15 si ritorna a lavoro.
Ore 18.30: uscita da lavoro. Il povero Raffaé ha solo un ora e mezza di libertà, perché alle 20 deve essere davanti al negozio a prelevare l’amata Camilla.
Solitamente in quest'ora di libertà mi dedico all'acquisto di carta igienica, coccolino, gel, acqua minerale, lampadine, tutti generi di consumo, che in questa famiglia allargata vengono  consumati in modo  eccessivo.
Ore 19.45: rientro a casa. Inizio operazioni di carico dal molo 1 (marciapiede casa di Tore).

 Mo’ si riparte, con gli scatoloni, (incudini all'interno) sacchetti (macigni), vestiario di vario genere, ecc ecc.
E, per finire, la mitica pentolina del…lo lascio immaginare ai miei lettori, (così questo resoconto diventa pure interattivo, che è di moda).
E dove viene riposta dalla suocera la suddetta??? Nel baule della macchina, bravi! E in quale zona dell'abitacolo viene puntualmente spostata??? Quella anteriore! Complimenti, vedo che la storia ormai la conoscete.
Ore 20.04: Camilla esce da lavoro ed io e Mamma Rosaria (già seduta in postazione suocera (sedile posteriore) siamo lì ad aspettarla.
Si parte alla volta del paese. stavolta senza fretta e senza orario. Si arriva a destinazione.  Iniziano le operazioni di scarico al molo tre (veranda di casa di paese): incudini negli scatoloni, macigni nelle buste, e l’immancabile.... p .. del sugo.   sugo
Si cena senza che io mi sia tolto le scarpe, senza che io mi sia potuto fare la doccia, senza che io abbia potuto fare i bisognini come tutti gli esseri umani.
Esempio di menu: melanzane alla parmigiana buone, ma letteralmente galleggianti nell'olio. Anzi, affogate è la parola corretta. Risultato: fegato agonizzante. Antidoto notturno:  Un litro di idraulico liquido (coca cola) per aiutare a metabolizzare l'olio.
Dopo cena, circa verso le 22 il il genero esausto migra verso il proprio appartamento.
Finalmente si allenta la cintura dei pantaloni, si toglie le scarpe e va in riunione di gabinetto con rilassante doccia calda, schiuma da barba, e tutto il resto.
Poi verso le 22.45 arriva anche Camilla (l’eventuale attività successiva non vi riguarda) Quindi nanna, pronti per un'altra sugosa giornata.

 

 

*  non fa: espressione tradotta letteralmente dal sardo non faidi , a significare non si può, non va bene (non è cosa)

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domenica, 28 ottobre 2007

Che volete che vi dica?

Lo so che non scrivo da un pezzo, ma sono sommersa da cose da fare, compiti da preparare, e via elencando. Voi mi direte: "mica sei l'unica che lavora, che ti credi" . Vero, ma io ci aggiungo una crisi dell'ispirazione, una cervicale da mouse, un'allergia da blog, una repulsione da tecnologia (esagerata!) che, CONFIDO, passerà presto.
Resta, per chi ne volesse trarre giovamento, il pensiero e l'affetto per gli amici bloggers. Insomma, che ci crediate o no, vi penso e non nascondo l'ansia di cui parlavo tempo fa in un post, di cadere nell'oblio...ma tant'è, adesso non è cosa.

Devo solo riorganizzarmi. Ce la posso fare.
A tutti un abbraccio prolungato con strofinamento finale sulla schiena.

Anna Boccia 3

Vecchia foto con capello corto e aria meditabonda (molto più "glamour" dell'originale, attualmente al pc con tuta e maglia chiazzata di cioccolato).
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mercoledì, 03 ottobre 2007

Rain and tears

(della serie: cronache dall'aula)

 

I ragazzi hanno una memoria di ferro. Se gli fai una promessa o qualcosa che solo vagamente le somigli, non se la dimenticano più e non permettono nemeno a te di farlo.

Quando ho incontrato per la prima volta gli allievi della prima B del corso per meccanici, il rito della reciproca conoscenza ha occupato tutta l’ora.

Mi faccio un punto d’onore di imparare tutti i loro nomi di battesimo prima che il suono della campanella li consegni a qualcun altro. Mi servo di tutti gli stratagemmi possibili per ancorarli alla memoria. Abbigliamento strano, pettinature, posizione all’interno della classe, segni particolari. Ovviamente i nomi inconsueti sono i più facili da ricordare. Ultimamente (e per fortuna) però i genitori italiani sono diventati un po’ più sobri nella scelta dei nomi. Non incontro più degli Erwin o Davis (?) nostrani. Sono tornati felicemente di moda i Marco e i Luca, almeno da noi. In prima A c’è addirittura un sovraffollamento di Andrea che rende la vita difficile alla mia memoria. Ne chiami uno e si girano in sette, ma pazienza.

L’unica eccezione è Demis, un ragazzino vivace e intelligente che non conosce il significato della parola silenzio, ma è simpatico.

Dietro mia richiesta ha ammesso sbuffando che la mamma lo ha chiamato così in onore di Demis Roussos, greco, un tempo leader degli Aphrodites’ child. La cosa un po’ mi ha sorpreso perché ormai i genitori dei miei allievi sono così giovani che Demis Roussos mi sembrava lontano nel tempo anche per loro. Invece.

Ho canticchiato il ritornello di “Rain and tears”, ma per dirla tutta, a parte “rain and tears” non conoscevo altre parole e non è che potessi andare avanti a cianciare solo di pioggia e lacrime, in inglese per giunta. Mi sono sbagliata a dire che avrei cercato il testo della canzone e gliel’avrei cantata per benino. Non l’avessi mai fatto. Adesso ogni volta che mi affaccio in prima B mi chiedono di cantare.

Ho cercato su internet e ho scoperto che il mondo è ancora pieno di estimatori di Demis Roussos e pure degli Aphrodites’child. Chi l’avrebbe mai detto.

Comunque ho stampato il testo e mi sto preparando.

Una seccatura, ma se serve a farli stare buoni, sono disposta a imparare tutto il repertorio.

A proposito, mi sembra di ricordare che ne fosse stata fatta una versione italiana, qualcuno sa se è vero e se sì, chi la cantava e quale era il titolo (e magari dove trovo il testo)?

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categoria:scuola
domenica, 23 settembre 2007

Dal libro del profeta Amos 8, 4-7

 

Ascoltate questo, voi che calpestate il povero

e sterminate gli umili del paese,

voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio

e si potrà vendere il grano?

E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,

diminuendo le misure e aumentando il siclo

e usando bilance false,

per comprare con denaro gli indigenti

e il povero per un paio di sandali?

Venderemo anche lo scarto del grano».

Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:

certo non dimenticherò mai le loro opere. 

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categoria:la parola
venerdì, 07 settembre 2007

Vita da pensionati

 

Ebbene sì. Questo volevo fare e ho fatto con grande soddisfazione durante le mie vacanze in Austria.

Quando a luglio mi sono accorta che il mio stress aveva raggiunto il livello di guardia e che anche il mio compagno cominciava a dare segni di stanchezza (segni da lui negati con veemenza, naturalmente), ho pensato che ci avrebbe fatto bene una vacanza di tutto riposo. Stanco o no, lui ha approvato in pieno.

Così ho scelto una gasthof in un luogo alto e sperduto, in mezzo a pascoli e bovini, dove respirare aria buona, fare passeggiate e muovere l’auto il meno possibile.

austria 2007 086

Il tempo non ci è stato troppo amico (6 giorni di sole su 14), ma è stato ugualmente…magnifico. Rilassante. Struggente, se penso alla bellezza del luogo anche sotto la pioggia o avvolto da umide nebbie.

Certo abbiamo anche visitato Innsbruck, Salisburgo e villaggi vicini. Ma soprattutto abbiamo vissuto bene ogni minuto delle nostre giornate.

Siamo stati tanto insieme. Di solito passiamo il giorno lontani e ci ritroviamo la sera per la cena. Finisce che si guarda un film e poi si crolla addormentati.

Ci siamo alzati presto. Ci siamo pigramente attardati attorno a laute colazioni.

La sera eravamo a cena prima delle sette. Poi una passeggiatina e quindi un  torneo di scala quaranta (conclusosi in parità l’ultimo giorno). Poi un libro, magari.

C’erano sere che si spegneva la luce alle nove e mezza, dieci, con le gambe doloranti per la passeggiata (io), rintanati sotto il piumone.

L’ultima sera abbiamo fatto un lento giro in macchina per la nostra piccola valle. Ci siamo riempiti gli occhi di tutta quella bellezza. Il pensiero di staccarmene e tornare in un appartamento senza verde, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi.

“Cosa fai, piangi?” mi ha chiesto, ma lo ha fatto con tenerezza., sorridendo.  Come uno che ce l’ha anche lui un filo di magone anche se  non lo fa vedere.

Vabbé. Siamo tornati a casa, alla fine.

E adesso guardate cosa ho combinato. Volevo scrivere una cronaca scanzonata di questi giorni e invece ho tirato fuori questo romanticume. Abbiate pazienza, va’.

austria 2007 095

Io in piccolo a sinistra dopo una "scalata" impegnativa (per me s'intende).

austria 2007 116

Cembro centenario (se non ricordo male)

austria 2007 096

Bovino nella nebbia.

austria 2007 202

austria 2007 192

Volti fatati.

austria 2007 121

Ancora io lungo la "Zirbenweg", passeggiata dei cembri.

austria 2007 089

Nebbia magica.

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categoria:vacanze